Tragedia del Vajont, Zaia: «Chi ancora non capisce le conseguenze visiti il cimitero»

Il Governatore del Veneto ha voluto ricordare quanto successo 57 anni fa a Longarone: «Un evento indimenticabile che ci impone di ricordare come quasi duemila persone trovarono una morte orribile»

Sullo sfondo la diga del Vajont

«In un momento storico come questo, in cui sembra unanime l’esigenza di una maggiore sensibilità nel rispetto del pianeta e, per usare le stesse parole di Papa Francesco, nella cura del Creato, la tragedia del Vajont rimane un monito affinché l’indispensabile sfruttamento della natura sia sempre equilibrato, in condizioni di sostenibilità per il territorio e di sicurezza per la comunità. Chi ancora non lo capisce visiti il cimitero di Fortogna». Queste le parole del Presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, nel cinquantasettesimo anniversario della tragedia del Vajont (9 ottobre 1963) e della drammatica cancellazione del vecchio paese di Longarone (BL), travolto da un’enorme onda di fango mossa dalla frana che, staccatasi dal Monte Toc, è precipitata nell’invaso della grande diga.

«Ancora un anniversario che ci impone di ricordare come quasi duemila persone trovarono una morte orribile – prosegue Zaia - Al dramma del lutto si aggiunse la tragedia dei sopravvissuti che persero affetti e tutti i beni in pochi minuti. Una ferita mai rimarginata nella memoria, un dolore mai venuto meno, cui ha contribuito anche la mancanza di risposte adeguate, a cominciare da quella definitiva alla richiesta di giustizia. Ciò nonostante, la comunità rimasta, che aveva perso anche i suoi riferimenti più identitari come la piazza o la chiesa, non si è arresa, ha guardato avanti e, nello stile dei veneti, senza piangersi addosso si è rimboccata le maniche non solo risorgendo ma anche contribuendo al progresso e alla crescita economica di tutta la Regione».

«Ogni anno ci misuriamo con fenomeni di varia entità che, pur differenti dall’unicità del dramma del Vajont, ci impongono di intervenire in situazioni di gravità per il nostro territorio e sofferenza per chi lo vive – conclude il Governatore - Oggi la nostra società non è più impreparata, non solo c’è molta organizzazione nell’affrontare la distruzione e l’emergenza ma soprattutto c’è un forte impegno nella prevenzione. Un impegno che è nel Dna dell’attività della Regione; forse, proprio perché nel bagaglio della memoria del popolo veneto che una così grande tragedia». L’ultimo pensiero del Presidente Zaia è per il volontariato: «Forse per la prima volta, cinquantasette anni fa arrivarono a Longarone volontari da tutto il Veneto e anche da altre regioni. Affiancarono gli Alpini, i Vigili del Fuoco, le Forze dell’Ordine e gli altri uomini delle istituzioni in quei giorni terribili. A tutti loro va un ricordo di gratitudine come a coloro che oggi ne continuano l’impegno in quel vero esercito di solidarietà che è la Protezione Civile». 

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