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Coronavirus, addio ad Arturo Filippini: «Colonna della ristorazione veneta»

Era ricoverato da tre settimane nel reparto di Terapia intensiva del Ca' Foncello. Il ricordo del Governatore Zaia: «Ha reso grande la cucina veneta nel Mondo»

Il sorriso inconfondibile di Arturo Filippini si è spento, martedì 14 aprile, all'ospedale Ca' Foncello di Treviso. Treviso e, in generale, tutto il Veneto piangono un uomo che ha fatto la storia della ristorazione locale.

Ricoverato ormai da tre settimane nel reparto di Terapia intensiva dell'ospedale di Treviso, le condizioni di Filippini sono peggiorate nelle ultime ore. Solo pochi giorni fa gli amati figli Martina, Michela, Nicola e Massimo con la moglie Marisa gli avevano scritto una lettera di vicinanza nella speranza di poterlo abbracciare di nuovo presto. Così, purtroppo, non è stato. Arrivato nella Marca dall'Oltrepò pavese nel 1959, con la catena di ristoranti El Toulà Filippini ha fatto conoscere la cucina veneta nel mondo. Dopo ben 55 anni di lavoro nel mondo della ristorazione veneta era andato in pensione, lasciando la guida dei ristoranti ai suoi amati figli che gli sono stati vicini fino all'ultimo nella sfida più importante: quella contro il Coronavirus che, alla fine, si è portato via un altro uomo che ha fatto la storia della Marca.

Il ricordo del Governatore Zaia

«La notizia mi lascia sgomento. Mai avrei pensato in un momento così tragico parlare anche della scomparsa di Arturo Filippini. È un lutto per tutta la Regione perché con lui se ne va una colonna portante della ristorazione trevigiana e veneta.  Un uomo che ha fatto la storia non solo della gastronomia ma anche uno di quelli che più hanno contribuito a far conoscere il Veneto e a far valere la nostra comunità a livello internazionale». Con queste parole il presidente della regione del Veneto, Luca Zaia, saluta l’amico Arturo Filippini che oggi è spirato all’Ospedale Ca’ Foncello di Treviso. «Il nome di Arturo Filippini significa Toulà, un nome che a sua volta è diventato sinonimo di ristorazione di rango in tutto il mondo – prosegue Zaia -. Un marchio che, con i suoi ristoranti, ha rappresentato il suo impegno di una vita, da quando era l’allievo di Alfredo Beltrame fino agli ultimi giorni quando solo l’emergenza sanitaria lo ha così tristemente allontanato dal suo posto all’ingresso del locale trevigiano. Soltanto qualche anno fa abbiamo perso il fratello Piero, altra colonna della nostra ristorazione, ora piangiamo lui – conclude il Governatore - Non dimenticheremo mai la sua simpatia, la sua allegria, la sua cordialità, la sua professionalità che è stata riferimento per generazioni di colleghi. Invio un abbraccio alla signora ed a tutti i familiari».

L'omaggio di Confcommercio Treviso

Con Arturo Filippini se ne è andato uno dei grandi Maestri della ristorazione trevigiana, un grande ambasciatore del territorio e della cucina veneta, soprattutto- afferma il presidente Federico Capraro - per noi della seconda generazione. Abbiamo la responsabilità di seguire ed onorare il suo esempio. Ha intuito per primo  come la ristorazione potesse diventare la chiave dell’internazionalizzazione per la nostra provincia, e le sue intuizioni hanno posto le basi per il lavoro di promozione sulla “destinazione Treviso. Sono in molti – prosegue Federico Capraro - in casa Confcommercio, a ricordare Arturo Filippini, ex patron del Toulà, che ha dato lustro, con la presidenza negli anni ’90, al Gruppo Ristoratori di Confcommercio, una realtà associativa che ha portato il meglio della ristorazione trevigiana in Italia e nel mondo». «Arturo – ricordano colleghi ed amici in Confcommercio - con la sua bonomia, la simpatia, il sorriso e l’accoglienza ha creato un format che ha proiettato Treviso, piccola città di provincia, in una dimensione internazionale. Da presidente, ha rafforzato i rapporti con le Istituzioni e col Consorzio di Promozione turistica, valorizzando le rassegna tematiche che hanno caratterizzato la ristorazione trevigiana. Due su tutte: il Cocofungo ed il Cocoradicchio. La sua competenza, la ricerca continua sui prodotti, la capacità di innovare, l’hanno reso un Maestro della ristorazione, un personaggio che a Treviso mancherà».

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