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Cure domiciliari

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Cure domiciliari, i sindacati: «Manca personale, a rischio 25mila trevigiani»

Paolino Barbiero, segretario generale di Spi Cgil Treviso lancia una appello alla Regione: «Situazione si è aggravata: mancano 9 medici, 14 infermieri e 18 infermieri di famiglia»

Sul fronte dell’assistenza domiciliare integrata, sono potenzialmente scoperti oltre 25mila trevigiani che ne hanno bisogno. «La mancanza di personale, medici e infermieri e l’inattuata programmazione stanno ricadendo sulla qualità e continuità del servizio con possibili gravi conseguenze sulla salute delle persone e successivamente sul nostro sistema sanitario» denuncia la Spi Cgil di Treviso.

A scattare la fotografia di una situazione che si sta configurando sempre più preoccupante è il segretario generale Paolino Barbiero: «Nel 2019 si registrava già una carenza di personale dedicato all’assistenza domiciliare integrata, ovvero quel servizio di cure primarie e palliative svolto da medici e infermieri direttamente a domicilio. Il dato vede una crescita esponenziale di persone, in particolare over 65enni, che necessitano di cure domiciliari, anche alla luce delle liste d’attesa per entrare in casa di riposo dovute alla scarsità di impegnative. Sono più di 25mila gli assistiti e si riscontra la carenza di 7 medici di cure palliative nel distretto Treviso nord-sud, uno in quello Asolo-Montebelluna, uno in quello di Pieve di Soligo, complessivamente 9 medici mancano all’appello. A questi si aggiunge l’assenza di 14 infermieri. Inoltre, sottolinea Paolino Barbiero – non si sono ancora visti i tanto promessi 18 infermieri di famiglia.

La condizione della qualità del servizio sta peggiorando a causa dell’emergenza sanitaria - spiega Barbiero - conseguentemente alla decisione dell’Ulss 2 di dirottare il personale medico e infermieristico dedicato all’Adi ai Covid-point e all’Usca (Unità Speciale Cure Assistenziali) per effettuare i tamponi. Un arretramento sul versante della risposta ai bisogni delle fasce più fragili - conclude Barbiero - che se si trascinerà ulteriormente porterà con se gravissime conseguenze per la salute di queste persone, nonché del sistema sanitario tutto. Infatti, se non si interviene subito in termini di personale, organizzazione e programmazione, tutte le persone che oggi soffrono di cronicità inabilitanti ma gestibili tra le mura domestiche si riverseranno ben presto nei reparti dei nostri ospedali con acuzie e problemi ben più complessi e con un maggior costo per la Sanità pubblica. Facciamo allora appello alla Regione del Veneto e al presidente Zaia perché la programmazione definita con le varie delibere non resti “lettera morta” e gli interventi organizzativi con i relativi investimenti finanziati del Governo vengono attuati nei tempi più rapidi possibili».

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