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L'Ater destina 15 appartamenti a famiglie in difficoltà

Il progetto "AbitAttivo" punta a dare una risposta abitativa a nuclei in situazione di disagio

Si chiama AbitAttivo e punta a dare una risposta abitativa a nuclei in situazione di disagio: è questo il progetto oggetto del Protocollo d’Intesa firmato oggi tra l’ATER - Azienda Territoriale per l’Edilizia Residenziale della Provincia di Treviso e l’Unione dei Comuni della Marca Occidentale nella sede di quest’ultima in Villa Binetti a Vedelago. Un progetto che si concretizza con l’affidamento della gestione di 15 appartamenti di proprietà dell’Ater situati in via Toniolo a Vedelago ai quattro Comuni dell’Unione – Loria, Resana Riese Pio X e Vedelago – e che saranno destinati al disagio abitativo presente nel territorio dell’Unione stessa ma anche nell’Ambito territoriale Sociale (capofila Comune di Castelfranco Veneto), e nell’area vasta individuata con il programma operativo regionale del Veneto (POR FESR 2014-2020), che già ha reso operativo il primo progetto co-housing, “Casa Crico”, in Villa Galli a Fossalunga di Vedelago. 

Quello del disagio abitativo è, purtroppo, un fenomeno che anche nel territorio sta assumendo dimensioni e caratteristiche che rendono necessario sviluppare e sostenere politiche di integrazione abitativa a favore delle persone che vivono situazioni di marginalità e che si trovano in condizioni di precarietà alloggiativa e di fragilità economico-lavorativa, messo ulteriormente in evidenza nelle sedi di elaborazione del Piano di Zona e dell’Ambito territoriale della castellana.

Il progetto è finalizzato ad integrare le politiche a sostegno del diritto alla casa con azioni di coesione e protezione sociale, e punta a raggiungere una serie di obiettivi legati all’emergenza abitativa in una logica territoriale vasta: favorire l’integrazione istituzionale, gestionale e operativa delle politiche sociali, sanitarie, socio-sanitarie, del lavoro, dell’istruzione e della casa secondo una logica di rete e di presa in carico multidimensionale;  garantire la continuità e stabilità dei servizi alla persona e alla famiglia, in un’ottica comunitaria; promuovere obiettivi di innovazione sociale più rispondenti ai mutati bisogni della collettività.

Come suggerisce il nome, elemento di novità del progetto AbitAttivo è la componente attiva: le famiglie e le persone ospitate (in base ad una serie di criteri che sono in fase di valutazione) potranno avere una soluzione abitativa a carattere temporaneo (massimo 18 mesi) e saranno coinvolti anche in percorsi di accompagnamento e intermediazione all’abitare, nonché in di inclusione lavorativa che, con il coordinamento delle risorse territoriali, puntino a restituire o a garantire un’autonomia socio-economica delle persone interessate;

L’avvio del progetto è finanziato con le risorse del Fondone Covid (circa 45mila euro) mentre la gestione futuro e l’implementazione del progetto potrà contare sulle risorse previste nell’ambito della Missione 5 “Inclusione e Coesione” dell’imminente Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) che sottolinea come la risposta al “disagio abitativo” si può realizzare mettendo a disposizione “appartamenti per singoli, piccoli gruppi o famiglie fino a 24 mesi”, attivando “progetti personalizzati per singola persona/famiglia al fine di attuare programmi di sviluppo della crescita personale e aiutarli a raggiungere un maggiore grado di autonomia”.

Spiegano i sindaci dell’Unione dei Comuni della Marca Occidentale: “L’accordo odierno è al contempo un punto di arrivo e un punto di partenza. E’ un punto di arrivo che conferma della volontà dell’Unione dei Comuni della Marca Occidentale di realizzare nei servizi sociali “azioni di sistema”, strategie operative che comprendano una visione della comunità locale attenta alle situazioni di fragilità sociale, allontanandosi alla logica dell’assistenzialismo dei singoli casi.

Ma è anche un punto di partenza per rafforzare le reti comunitarie, duramente messe alla prova con la pandemia, con l’obiettivo di “rigenerare” nel territorio, un patrimonio di relazioni, di collaborazioni capaci di riattivare le risorse personali e sociali a partire dai soggetti più deboli. Il presente progetto è- concludono- frutto del grande lavoro di squadra fatto in Unione alla quale abbiamo trasferito i Servizi Sociali e se inizialmente questo poteva sembrare un azzardo, oggi possiamo dire che è stata una scelta che sta dimostrando con i fatti quanto lungimirante, attuale e importante sia”.

“Mi collego a quanto detto dai Sindaci, per ribadire che anche per ATER questo accordo è un importante punto di partenza e di arrivo. Un punto di arrivo ad un concetto innovativo di politiche dell’abitare, lontano dall’assistenzialismo e più vicino a situazioni di fragilità in continuo divenire. Un punto di partenza verso nuove collaborazioni tra Ater e territorio, per un’azienda sempre più legata e, vorrei dire, collegata alla territorialità. Solo così le risposte possono essere adeguate alle reali esigenze. E’ una sfida, ma noi le sfide non le temiamo”, conclude il Presidente dell’ATER.

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