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Lunedì, 27 Maggio 2024
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Autonomia, Zaia in Commissione Senato: «Non è una fissazione dei veneti»

Martedì 23 maggio l'audizione del Presidente della Regione del Veneto davanti alla Commissione Affari Costituzionali del Senato: «La strada è in salita, ma noi alle salite siamo abituati, le abbiamo nel dna. Nessuno vuole dividere il Paese»

«Non sono qui perché il Veneto ha la fissa dell’Autonomia. Sono qui per portare avanti un progetto che abbiamo studiato, sostenuto e su cui ci siamo impegnati avendo come unico faro la Costituzione. Anche il referendum consultivo che ha portato alle urne il 57% del corpo elettorale con 2 milioni 328 mila cittadini e il 98% di questi rispondere affermativamente è avvenuto dopo la sentenza della Corte Costituzionale contro l’impugnazione dell’allora Governo Renzi. Ora il progetto sta andando avanti e sosteniamo la nostra richiesta di un’autonomia assolutamente solidale, che non è una secessione come qualcuno vuol far credere, non vuole essere contro nessuno, ma è una vera assunzione di responsabilità, per usare la definizione data dal Presidente emerito della Repubblica Napolitano». Questa la sintesi dell’audizione di martedì 23 maggio del presidente Zaia davanti alla Commissione affari costituzionali del Senato riguardo al disegno di legge sull’Autonomia..

«L’autonomia è prevista dalla nostra Carta Costituzionale - ha sottolineato il Governatore -. Ogni regione può assumere la gestione di fino a 23 materie, tutte elencate. Chi non è d’accordo è libero di impegnarsi per cambiare gli articoli che lo prevedono ma non può vietare a nessuno di invocare quello che la Carta fondamentale prevede. Non a caso oggi stiamo discutendo dell’autonomia davanti al Parlamento, grazie a un ddl firmato dal Presidente della Repubblica. Ma trovo che, ancor più dal Titolo quinto nella sua forma del 2001, un vero riferimento sia il disegno in chiave autonomista della Repubblica voluto dai Padri Costituenti già nel dopoguerra. Einaudi arrivò anche a dire che il Risorgimento sarebbe stato completato con il raggiungimento dell’autonomia. Oggi è sotto gli occhi di tutti che noi desideriamo un’autonomia solidale e collaborativa tra le regioni, rispettosa dell’unità nazionale. Non abbiamo alcuna intenzione, ma neanche alcun interesse, di vedere comunità che peggiorano la loro situazione, il nostro progetto vuole un Paese in cui tutti possano crescere. Si continua a ripetere che ci sono aree del Paese a due velocità - ha aggiunto - e non è colpa dell’autonomia perché ancora non è stata applicata. Trovo immorale che oggi ci siano zone d’Italia dove i cittadini devono fare le valige per potersi curare o devono vivere senza servizi. L’autonomia diventa quindi una sfida comune, perché è la vera rivoluzione che può dare risposte ai cittadini, soprattutto ai giovani di cui si parla sempre poco. Sentiamo ricorrentemente parlare di 'fuga dei cervelli', ma non pensiamo che i nostri ragazzi scelgono come destinazioni i paesi squisitamente federali, segnati dalla modernità, dal senso di responsabilità e da minori distanze tra potere decisionale e cittadino». 

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