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Lunedì, 24 Gennaio 2022
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Ritardi nella sanatoria, badanti senza Green Pass: lavoro a rischio

Nel 2020 erano state presentate oltre duemila domande ma solo alcune di queste, oggi, sono state evase. Atalmi (Cgil): «Chiediamo che si possa ottenere il Green pass con la sola ricevuta di presentazione della domanda»

Nel maggio 2020, in piena pandemia, il Governo aveva varato una sanatoria per far uscire dall’irregolarità i lavoratori impiegati nell’agricoltura, i collaboratori domestici e, in particolare, le badanti.

In provincia di Treviso, entro il 15 agosto dello scorso anno, erano state presentate 2.171 domande, quasi tutte per la regolarizzazione delle badanti. A ben più di un anno di distanza, solo qualche decina di quelle pratiche sono state completate e proprio in questi giorni lavoratrici e famiglie si stanno rivolgendo agli uffici della Cgil preoccupati: senza codice fiscale e tessera sanitaria non possono ottenere il Green pass e, scattando l’obbligo della certificazione dal 15 ottobre, non potranno più lavorare, lasciando senza accudimento gli anziani e creando un disagio notevole alle loro famiglie.

«È un caso questo - commenta Nicola Atalmi, responsabile immigrazione per la Cgil di Treviso - in cui la burocrazia si supera, creando un cortocircuito incredibile: non è possibile lavorare come badante senza essere in possesso di green pass, ma per ottenere il green pass bisogna avere il codice fiscale o la tessera sanitaria, ma a causa dei ritardi della sanatoria queste persone non hanno i documenti in regola. Quindi, paradossalmente, quella stessa sanatoria che doveva garantire la sicurezza contro il Covid la sta di fatto impedendo. Mentre sollecitiamo il Governo a risolvere rapidamente questo assurdo burocratico sbloccando la sanatoria, chiediamo che con senso di responsabilità si permetta per un periodo, una finestra, l’ottenimento della certificazione verde in mancanza di tessera sanitaria con la sola ricevuta della richiesta di sanatoria. È bene ricordare a tutte le badanti e alle famiglie (e in generale ai lavoratori stranieri che si trovassero in questa situazione)  - conclude Atalmi - che possono ugualmente recarsi a un centro del territorio per essere vaccinati anche in assenza di codice fiscale e tessera sanitaria. Perché comunque il vaccino, più intelligente e più rapido della nostra burocrazia, serve a salvaguardare la salute proprie e degli altri. In ogni caso, alla persona vaccinata verrà rilasciato un certificato di avvenuta vaccinazione che potrà esibire in eventuali controlli».

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