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Baristi al lavoro

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Consumazioni al banco vietate fino al 1º luglio: «Intervenga il Mise»

La Federazione dei pubblici esercizi chiede venga tolta la norma almeno per i locali nelle regioni in zona gialla: «E' un provvedimento che non ha alcun fondamento giuridico»

«La circolare con cui il Ministero dell’Interno ritiene che il "Decreto riaperture" vieti ai bar la possibilità di effettuare la somministrazione al banco, non ha alcun fondamento giuridico e nessuna ragione di sicurezza sanitaria». A dirlo anche in Veneto, così come in tutte le altre regioni italiane, è Fipe, la Federazione dei pubblici esercizi.

«Si tratta di un’interpretazione che nessuno si aspettava considerando che il decreto non esclude espressamente il consumo al banco ma, al contrario, ha voluto specificare con quali modalità può avvenire il consumo al tavolo (esclusivamente all’esterno fino al 31 maggio). D’altra parte, dopo 14 mesi di blocco delle attività di ristorazione, almeno l’aspettativa di una regolamentazione puntuale non dovrebbe essere tradita: in zona gialla i bar hanno sempre avuto la possibilità di effettuare la somministrazione al banco, anche in virtù del fatto che si tratta di un consumo veloce, che non implica una lunga permanenza all’interno degli esercizi. In sostanza, stando alla circolare del Ministero dell’Interno, la somministrazione al bancone non si potrà fare prima del 1º luglio mentre a partire dal 1º giugno sarà possibile consumare al chiuso ma al tavolo. Un paradosso giuridico e sanitario.

«E’ un attacco al modello di offerta del bar italiano - dichiara Eugenio Gattolin, segretario regionale di Fipe - Modello che si differenzia da quelli degli altri Paesi proprio perché basato sul consumo al banco. Un provvedimento punitivo senza che vi sia nessun fondamento scientifico sui rischi sanitari che si corrono, anzi la scienza continua a sostenere che il rischio di contagio cresce con l’aumento del tempo di contatto». Per dare voce agli operatori commerciali del territorio, Fipe-Confcommercio Veneto si associa alla richiesta del presidente nazionale Lino Enrico Stoppani di un incontro urgente da parte del ministero dello Sviluppo economico (Mise), perché ormai il tema della salute pubblica non può essere separato da quello della tenuta di un intero settore produttivo: d’altro canto, la norma, per com’è scritta, non lascia adito ad interpretazioni.

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