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Beato Enrico da Bolzano: in Duomo la messa del Vescovo Tomasi

Venerdì sera, 10 giugno, la memoria liturgica dedicata al beato vissuto a Treviso nell'ultima parte della sua vita, e morto in città il 10 giugno 1315. «Preghiera, penitenza e condivisione il suo insegnamento»

Come ogni anno la sera del 10 giugno in Duomo a Treviso è stata celebrata la messa dedicata al Beato Enrico da Bolzano, vissuto nella Marca durante gli ultimi anni della sua vita. Il Vescovo Tomasi, nell'omelia, ha indicato tre “finestre” aperte sul mondo per guardare al beato con lo stesso sguardo di Dio: la preghiera, la penitenza e la condivisione. Un modo per scoprire nella città di Treviso quello che aveva scoperto il beato che condivideva con i più poveri quanto riceveva in elemosina.

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«Il beato Enrico può essere per noi, oggi, maestro e compagno di viaggio nel cercare “finestre aperte” sul mondo e quelle finestre sono soprattutto la preghiera, la penitenza e la condivisione - ha detto il Vescovo nell’omelia -. Che cosa ha spinto questo bracciante (forse un falegname, forse un boscaiolo) a vivere nell’ultima parte della sua vita come un penitente, un mendicante, uomo di sacrifici cercati, uomo di preghiera?» si è chiesto monsignor Tomasi ricordando la figura del beato. «Oggi a Treviso riesco a vedere solamente Treviso e non una parte di quel pianetaTterra su cui ha camminato, vissuto, incontrato, insegnato e ascoltato, mangiato e amato Gesù Cristo. Dove sono le "finestre sull’eterno" alle quali affacciarmi camminando per queste strade, vivendo qui, come voi tutti, come il beato Enrico? Che cosa vedeva lui che io non riesco a vedere? In che cosa credeva lui, in cui io non riesco ancora a credere? Forse vedeva il Figlio? Forse l’amore di Dio Padre ha permesso ad Èrico di vedere, di cogliere con sicurezza i tratti del volto bellissimo di Gesù nelle tracce reali ed evidenti che ha disseminato nell’esistenza qui a Treviso. Cerchiamo allora insieme alcune finestre aperte sul mondo così come è nello sguardo di Dio, piuttosto che nel nostro di uomini e donne frettolosi, dolenti e smarriti in questo nostro tempo che sembra ormai chiuso a novità vere. Con il beato Enrico ne scopro tre: preghiera, penitenza, condivisione» ha concluso monsignor Tomasi.

«La preghiera è l’occasione dell’incontro con Dio, il momento di ascoltarlo, di parlare con Lui, di contemplarlo, di lasciarsi scrutare dal suo sguardo forte e tenero, profondo di amore. È anche invocazione, supplica, che ci continua a ricordare che in tutto dipendiamo da Lui, che noi siamo suoi.
La penitenza ci dice che abbiamo bisogno di gesti e atteggiamenti che ci tolgano dal centro delle nostre attenzioni e dei nostri interessi, e che ci aiutino a fare spazio in noi a Dio e ai fratelli. Fosse anche un atteggiamento contemplativo e rispettoso nei confronti della vita, dei poveri, del creato.
Infine la condivisione. Sapremo se preghiera e penitenza sono efficaci, se saremo in grado con semplicità e costanza di condividere quanto gratuitamente abbiamo ricevuto, fosse anche attraverso un duro lavoro, che è, in fondo anch’esso, un dono di grazia. La condivisione ci farà sperimentare la fatica gioiosa di impegnarci a fare il bene, a cercare il bene di tutti e di ciascuno, ricordandoci che il bene comune, cui tutti vogliamo tendere, è un bene arduo da raggiungere, perché richiede la capacità e la ricerca costante del bene altrui come se fosse proprio. In tutto questo il beato Erico ci sarà maestro e compagno di viaggio».

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