Cassa integrazione per la Berco di Castelfranco: 229 lavoratori a rischio

Sindacati dei metalmeccanici sul piede di guerra. Contrazione del mercat pari al 27%. Tra fine 2019 e inizio 2020 esauriti i contratti in somministrazione e staff leasing

Apertura della crisi alla Berco Spa e stato di agitazione per i 229 dipendenti del sito produttivo di Castelfranco Veneto. Questo è uscito dall’incontro del 4 febbraio tra Berco Spa e le Sigle trevigiane dei Sindacati dei metalmeccanici FIOM CGIL e FIM CISL e dibattuto nel corso delle assemblee dei lavoratori di questa mattina e che vede la richiesta di cassa integrazione ordinaria.

«Siamo sopra un piano inclinato e dove ci porterà questa situazione lo scopriremo nei prossimi mesi - affermano con preoccupazione Enrico Botter, segretario generale FIOM CGIL Treviso e Massimo Civiero della segreteria FIM CISL Belluno Treviso -. Constatiamo oggi un quadro ben diverso da quello ultra-ottimistico raccontato dai vertici aziendali sulle pagine dei quotidiani locali non più tardi di luglio dello scorso anno, con picchi di produzione e 290 dipendenti impiegati nel sito castellano. Il dato registrato nel primo quadrimestre è ben altro - spiegano i sindacati - Se è pur vero che i processi produttivi e di riorganizzazione sembrano aver migliorato le performance produttive, la contrazione del mercato a oggi pari al 27%, non fa intravedere ulteriori fasi di espansione, anzi potrebbe ridurre il peso strategico dello stabilimento trevigiano. Dove, tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020 si sono esauriti i contratti in somministrazione e in staff leasing e ci sono state 20 uscite per pensionamento, arrivando a fine gennaio a contare soltanto 229 dipendenti.

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Ora ci troviamo anche la richiesta di attivazione degli ammortizzatori sociali - affermano Enrico Botter e Massimo Civiero -. Una situazione però non ben chiara. Inizialmente, infatti, l’azienda ci ha proposto il contratto di solidarietà, uno strumento più rigido, ma allo stesso tempo più equo per la forza lavoro, per poi cambiare le carte sul tavolo a favore di una più flessibile cassa integrazione ordinaria, il tutto nel giro di due settimane. Berco, per quanto ci riguarda, dimostra tutte le sue difficoltà nella relazione con le organizzazioni sindacali e con i lavoratori e nell’approccio a una crisi che nei numeri vede un calo delle ore medie lavorabili pari a un 30/35%. Le assemblee dei lavoratori, svoltesi mercoledì 5 febbraio, hanno decretato lo stato di agitazione e dato il mandato a verificare fino in fondo le condizioni per il contratto di solidarietà - continuano Botter e Civiero - Come se non bastasse sul tavolo l’azienda pone ancora una volta l’annosa questione della contrattazione di secondo livello, chiedendo di rinegoziare il premio di risultato, cambiando ancora una volta in solo alcuni mesi le condizioni al tavolo negoziale. Così non va e se l’azienda non si rimette in carreggiata non sono da escludersi la mobilitazione dei lavoratori del sito di Castelfranco Veneto. Stiamo, inoltre, notando come, al netto delle normali variazioni di mercato, nell'ultimo periodo vi sia una scarsa o nulla corrispondenza tra le previsioni fornite dai manager e le situazioni reali delle aziende trevigiane. Un elemento - concludono le segreterie FIOM e FIM territoriali - che fa pensare a una difficile gestione e seria condotta delle relazioni industriali nella contrattazione aziendale”.

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