Coronavirus, due nuovi decessi ma sempre meno positivi al virus

Due persone hanno perso la vita negli ospedali di Oderzo e Vittorio Veneto. I positivi sono scesi a 1081 (24 in meno di ieri) così come i trevigiani in isolamento, arrivati 1.341

Luca Zaia durante il punto stampa a Marghera

Ci sono due nuovi decessi in provincia di Treviso a causa del Coronavirus. Salgono dunque a 258 le vittime nella Marca dall'inizio dell'emergenza. I decessi sono avvenuti negli ospedali di Oderzo e Vittorio Veneto.

Gli altri dati del bollettino diffuso giovedì 30 aprile da Azienda Zero sono invece sempre più rassicuranti. I positivi al  virus sono scesi a 1081 (24 in meno rispetto a ieri, 8.191 in tutto il Veneto) mentre i negativizzati sono complessivamente 1174 rispetto ai 1124 di mercoledì. Scende ancora il numero dei ricoverati in Terapia intensiva, sono 10 (in Veneto sono attualmente 110) di cui: 7 al Ca' Foncello di Treviso, 2 di Vittorio Veneto e 1 a Conegliano. In area non critica sono questi i numeri dei ricoverati: 50 a Vittorio Veneto, 27 al Ca' Foncello di Treviso, 14 al San Camillo di Treviso, 7 a Montebelluna, 8 a Motta di Livenza, 8 a Oderzo e 2 a Conegliano. I trevigiani in isolamento domiciliare sono 1341.

Zaia: «Aperture a 360 gradi con misure adeguate»

Nel punto stampa di giovedì 30 aprile dalla sede della protezione civile di Marghera, il presidente della Regione Luca Zaia è ritornato sul tema del lavoro e delle riaperture. Lunedì 4 maggio in Veneto torneranno sul posto di lavoro più di 1 milione di lavoratori, «ma resta il problema di tutti quelli che rimarranno chiusi, - ha specificato - tutti i negozi non autorizzati, dai bar ai ristoranti e centri sportivi».

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«Ci vorrà estrema prudenza, - ha detto Zaia - ma noi presidenti di regione siamo convinti che con mascherine e misure adeguate di sicurezza potremmo prevedere una riapertura a 360 gradi di tutte le attività». Il governatore ha sottolineato come il virus ci sia, è innegabile, così come il ritorno alla normalità non possa essere veloce. «La fase 2 - ha aggiunto - dovrà essere comunque quella della convivenza col virus, con prudenza e indossando la mascherina». Ha poi riportato l'esempio del Giappone, dove non c'è stata nessuna chiusura totale e la vita è proseguita abbastanza normalmente senza misure troppo restrittive, «questo perché gli abitanti sono abituati a circolare normalmente con le mascherine e hanno potuto continuare con la loro quotidianità».

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