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Bombole di ossigeno Faber

Bombole di ossigeno Faber

Covid e bombole d'ossigeno, Faber: «Non riceviamo ordini da mesi»

Il gruppo "Faber Cylinders" con uno stabilimento anche a Castelfranco, risponde a chi punta il dito contro le aziende produttrici per le difficoltà nel reperimento delle bombole

Il ritorno dell’emergenza Covid ripresenta drammaticamente e puntualmente anche l'emergenza ossigeno, evidenziata a più riprese in questi giorni. Il problema non è tanto la mancanza di ossigeno, quanto la reperibilità dei contenitori, ovvero: le bombole, come chiarisce l’Agenzia italiana per il farmaco e come denunciato da varie istituzioni.

In molte regioni d’Italia la ricerca di contenitori viene fatta di porta in porta, a volte con l’aiuto delle forze dell’ordine allo scopo di reperire le bombole vuote non restituite alle farmacie. In questo contesto, l’assistenza con ossigeno ai malati che ricevono cure in casa, diventa complessa e ancor più drammatica per i pazienti la cui vita dipende dall’ossigeno. «Come addetti ai lavori - spiegano i vertici di Faber in una nota stampa - possiamo riferirci esclusivamente alla nostra esperienza, senza poter commentare ciò che è al di fuori della nostra portata. Ma una precisazione è doverosa: da mesi, dopo l’infiammata tra marzo e aprile 2020 gli ordini per fornitura di bombole per ossigeno medicale si sono interrotti. I nostri collaboratori si sono spesi in tre turni, giorno e notte nella prima ondata e sarebbero pronti a rifarlo per risolvere questa situazione per quanto possibile alla luce dell’infezione e delle prossime festività, sollevando molte persone dall’angoscia di non poter ricevere ossigeno a domicilio e ciò non unicamente riferito ai malati Covid. Per questi motivi, di fronte alla nuova emergenza aggravata dalla segnalazione di improbabili vendite di bombole, e soprattutto dato che l’ossigeno è un farmaco, di pericolose ricariche eseguite (sembra), attraverso canali illegali che mettono a rischio le persone, abbiamo voluto evidenziare questa anomalia con l’intento di dare all’informazione sull’emergenza un contributo utile a completare e a comprenderne meglio il quadro generale in cui l’emergenza si inserisce. Dobbiamo inoltre evidenziare la mancata reazione del sistema ad ogni progetto futuro in merito all’aumento della pressione di esercizio per passare da 200 a 300 bar come primo step, come già avviene in molti altri paesi, per aumentare la disponibilità del farmaco presso l’utente e ridurne la logistica connessa» concludono. 

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