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Animalisti contro il Campionato del "museto": «Aumenta il Pm10»

Lav Treviso si schiera apertamente contro l'evento "Porcomondo 2023", dal 17 gennaio a Riese Pio X. Il commento degli animalisti: «Ci auguriamo che l'iniziativa venga sostituita»

Le polemiche non potevano mancare: dopo l'annuncio della nuova edizione di "Porcomondo" con relativo campionato interregionale di musetto al via dal 17 gennaio a Riese Pio X, gli animalisti di Lav Treviso si sono subito mobilitati contro la manifestazione.

«Gli organizzatori di "Porcomondo" - si legge nella nota ufficiale pubblicata dall'associazione trevigiana - sembrano non tenere conto oltre che della sensibilità degli animali sacrificati a questo scopo, dell’impatto ambientale della produzione di cibi di origine animale. In particolare per quanto riguarda il PM10, secondo molti studi c’è uno stretto legame tra le polveri sottili e gli allevamenti intensivi: il legame è l’ammoniaca (NH3) che ha come fonti principali la gestione delle deiezioni animali (nei ricoveri, allo stoccaggio e allo spandimento dei liquami) e l’utilizzo dei fertilizzanti azotati. L'ammoniaca, insieme agli ossidi di azoto, contribuisce in modo rilevante alla formazione in atmosfera di polveri sottili secondarie, in particolare del nitrato e del solfato d'ammonio, che possono arrivare a percentuali importanti del totale della massa di particolato. Non viene tenuto conto che ogni etto di carne lavorata di maiale in meno significa togliere 1,2 kg di anidride carbonica in meno nell’aria, 1 kg di deiezioni animali in meno sul terreno e nelle falde acquifere - spiegano da Lav Treviso -. La zootecnia è il più potente fattore di cambiamento del sistema terrestre e degli ecosistemi e di conseguenza della più facile proliferazione di virus e dei batteri. Durante i 50 anni tra il 1960 e il 2011, la produzione zootecnica è stata responsabile del 65% del cambiamento globale. (Fonte: Mottet, A., 2017)

Il consumo di carne ha anche un notevole impatto sulla salute come dimostrato dal rapporto #CARISSIMACARNE scaricabile dal sito www.lav.it : per ogni anno di alimentazione che include la carne, in particolare quella lavorata, si riduce l’aspettativa di vita di 2,3 giorni, e ovviamente il costo sanitario ricade sulla collettività. Il costo sanitario assieme a quello ambientale è stato calcolato di circa 10 euro per ogni kg di carne di maiale soprattutto se lavorata, mentre per i legumi è di 50 cent. Sempre secondo questo studio ma non solo le carni usano in media tra le 3 e le 12 volte il suolo agricolo usato per coltivare i legumi, senza considerare i liquami prodotti dagli allevamenti di maiali, con conseguenza un eccessivo sfruttamento del nostro territorio come pure la deforestazione a livello globale. Ci auguriamo che questa iniziativa - concludono gli animalisti - veda presto la sua sostituzione con altre più rispettose di animali, ambiente e salute e volte allo sviluppo di abitudini alimentari ben diverse e in particolare quelli vegetali, escludendo anche il ricorso a farine di insetti, purtroppo recentemente introdotte nella nostra alimentazione».

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