Il direttore generale della Uls 2: «E' una tragedia, così riparte l'infezione e non sarà mai finita»

Movida a Treviso, interviene Francesco Benazzi: «Così non solo mettete a rischio la vostra salute e quella dei vostri cari ma l'intera economia della regione. Quello che, per intenderci, fa funzionare anche il nostro modello di sanità veneta»

Una immagine della movida in centro a Treviso

«E' una tragedia, così riparte l'infezione e non sarà mai finita».

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Il direttore generale della Uls 2 Francesco Benazzi si esprime così in una lunga intervista concessa a "Il Gazzettino" sulla movida di lunedì sera in contro:  persone, soprattutto giovani, che non mantengono la distanze di sicurezza, parlano tra loro senza mascherina, istantanee di un clima da "liberi tutti" che non sono piaciute al direttore generale della Uls 2 di Treviso, preoccupato che l'indice di contagio possa riprendere forza.
«Oggi - spiega  - siamo arrivati a 0,2, significa che per ogni 10 infetti se ne ammalano due. E' il risultato dal lungo lockdown che i trevigiani, così come tutti i veneti, hanno voluto e saputo rispettare con il distanziamento sociale, il rimanere in casa per oltre 60 giorni, fare enormi sacrifici. E' stata dura e io sono il primo che se ne rende conto ma adesso cosa succede? Arrivato il momento di raccogliere i frutti dell'enorme sforzo che abbiamo fatto per colpa di qualcuno che non ha capito nulla torniamo ad essere in pericolo». E lancia un messaggio: «Così, cari ragazzi, non solo mettete a rischio la vostra salute e quella dei vostri cari ma l'intera economia della regione. Quello che, per intenderci, fa funzionare anche il nostro modello di sanità veneta».

«Mettiamo i puntini sulle "i" - dice ancora Benazzi - è chiaro che il Corona virus sta perdendo forza, a dirlo sono i numeri che ci parlano di sempre meno infetti e sempre meno morti. Ma noi non abbiamo abbassato la guardia. In provincia di Treviso alcuni ospedali Covid non sono stati chiusi, abbiamo pronti tre volte il numero di posti letto disponibili e alcuni reparti di terapia intensiva sono stati letteralmente messi sotto chiave e entreranno in funzione se sarà il caso. Ma è soprattutto l'economia a non potersi permettere un nuovo lockdown. Il lungo stop è stato tremendo per le nostre aziende, praticamente l'intero tessuto produttivo è stato raso a zero e la ripartenza sarà molto complicata come stiamo vedendo questi giorni. E la sanità veneta ha bisogno di denaro per funzionare e per continuare a essere un esempio a livello nazionale. Ma così si rischia di vanificare tutti gli sforzi fatti fino ad questo momento».

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