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Cardiologia di Conegliano, radiazioni quasi azzerate grazie ai sistemi 3D

Eliminare quasi completamente l’esposizione radiologica durante gli interventi di aritmologia: questo l’obiettivo che si è prefissa l’Unità Operativa di Cardiologia dell’ospedale

CONEGLIANO Eliminare quasi completamente l’esposizione radiologica durante gli interventi di aritmologia: questo l’obiettivo che si è prefissa l’Unità Operativa di Cardiologia dell’Ospedale di Conegliano. Obiettivo reso possibile dai nuovi sistemi 3D che permettono di ridurre a pochi secondi l’uso delle radiazioni ionizzanti nella cura delle aritmie cardiache.

“In un’ottica sempre più rivolta alla protezione radiologica dei pazienti e degli operatori, le nuove tecnologie giocano un ruolo fondamentale - spiega il primario, Roberto Mantovan - Nel campo della cardiologia interventistica, ad esempio, sebbene si utilizzino da anni sistemi 3D per navigare il cuore, solo negli ultimi tempi si è compreso quanto essi possano impattare in termini di riduzione dei raggi X per qualsiasi tipologia di intervento di ablazione cardiaca. Ogni anno - prosegue Mantovan - siamo sottoposti a esami diagnostici o a interventi che richiedono ausili radiologici, strumenti spesso indispensabili ma, al tempo stesso, fonte di possibili rischi. La cardiologia interventistica spesso necessita di un uso non indifferente di scopia e angiografia che impone dosi di radiazioni ionizzati non trascurabili per pazienti e operatori. L’avvento dei sistemi 3D per la cura delle aritmie cardiache tramite ablazione transcatetere ci permette, ora, di effettuare numerose procedure con un ridottissimo utilizzo di raggi X e, in maniera sempre più frequente, anche senza il loro impiego. Procedure che si rivelano fondamentali specie quando il paziente è una donna in gravidanza o un bambino”.

L’Unità Operativa di Cardiologia dell’Ospedale di Conegliano si distingue per aver fatto della radioprotezione una pratica quotidiana: “Esami diagnostici e terapie rappresentano un aspetto fondamentale nella pratica clinica che ha però raddoppiato, in pochissimi anni, l'esposizione individuale ai raggi X. L'attenzione sulla dose di radiazioni ricevuta dal paziente deve essere massima, in quanto le ricadute per la salute della popolazione possono rivelarsi rilevanti”, sottolinea il primario.

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