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I cartoni giapponesi della Via della Seta arrivano a Villa Revedin Bolasco

Composta da 80 cartoni giapponesi, la collezione costituisce nel suo genere la raccolta più numerosa esistente in Italia

Un tesoro inaspettato e dai tratti esotici, è il protagonista della collezione presentata venerdì mattina nella Sala delle Feste di Villa Revedin Bolasco. Composta da 80 cartoni giapponesi, la collezione costituisce nel suo genere la raccolta più numerosa esistente in Italia ed è una interessante testimonianza di come l’allevamento del baco da seta abbia costituito un’importante attività nell’economia di Villa Revedin Bolasco a Castelfranco Veneto.

Alla metà dell'800, infatti, la necessità di trovare un seme del baco da seta sano, non intaccato dalla pebrina, spinse molti setaioli italiani a organizzare spedizioni in Cina, in India, e, infine, nell'allora lontanissimo Giappone, che apparì subito come il produttore più adatto. I produttori giapponesi facevano deporre il seme-bachi su particolari cartoni che poi erano utilizzati, opportunamente imballati e conservati, per il trasferimento del prezioso materiale riproduttivo. Per impedire possibili contraffazioni e per garantire l’origine del seme-bachi i cartoni venivano contrassegnati con particolari timbrature e ideogrammi convalidati all’arrivo in Italia con analoghe asseverazioni da parte delle ditte importatrici. La collezione, fortunosamente ritrovata dal fotografo castellano Giancarlo Baggio in Villa Revedin Bolasco prima dei lavori di restauro nel 2012, è stata da lui conservata con cura e passione fino ad oggi quando viene riportata alla luce.

Alla presentazione, avvenuta nella mattinata erano presenti Tomaso Patarnello, Prorettore Campus e sedi esterne Università di Padova, Raffaele Cavalli, Responsabile LABolasco, Dip. TESAF Università di Padova, Sabrina Carraro, Past President Rotary Club Castelfranco Asolo, Sergio Zanellato, Presidente Rotary Club Castelfranco Asolo che ha sponsorizzato l’operazione, Luana Franceschet, restauratrice della Collezione, Claudio Zainer, Storico della bachicoltura e Gianfranco Giovine, assessore ai Rapporti con Università, turismo, ricerca-innovazione di Castelfranco Veneto che commenta: “Ringrazio l’Università di Padova che ancora una volta ha voluto sostenere e valorizzare Villa Bolasco ed il parco.

Al di là delle curiose circostanze del ritrovamento fortuito è interessante sottolineare il valore economico che questi manufatti portano alla ribalta, ovvero la testimonianza di come Villa Bolasco fosse stata vocata proprio allo sviluppo agricolo del territorio di cui anche il baco da seta era prodotto strategico. Tracce di questo passato sono ancora presenti attraverso i gelsi collocati nelle adiacenze della Villa e che a breve, per lasciare spazio al cantiere per la realizzazione del bunker di radioterapia, in collaborazione con l’Università di Padova, saranno trasferiti in un luogo idoneo, ma sempre nell’ambito del parco della Villa”.

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