Casa di soggiorno "Divina Provvidenza": nel 2020 nuovi investimenti e adeguamento rette

Gestita dalla parrocchia di Santa Lucia di Piave, è un centro servizi d’eccellenza per anziani che ha deciso di investore in adeguamenti, apparecchiature e manutenzioni per garantire standard elevati di qualità

Con il progressivo e crescente invecchiamento demografico, la questione dei servizi agli anziani si pone al centro delle questioni sociali e politiche del nostro Paese. O almeno così dovrebbe essere. Lo è per chi si trova quotidianamente ad interagire con un sistema socio sanitario pubblico che tende ad alzare gli standard di qualità, ma riversandone buona parte dei costi sui cittadini. La casa di soggiorno Divina Provvidenza di Santa Lucia di Piave, gestita dalla parrocchia in via Roma, è un centro di servizi d’eccellenza del territorio che investe in adeguamenti, apparecchiature e manutenzioni per garantire standard elevati di qualità. Tuttavia “senza l’adeguato supporto del sistema sanitario regionale, che negli ultimi anni ha ridimensionato la contribuzione alla spesa socio sanitaria riversandola sulle strutture e di conseguenza sulle famiglie – afferma il direttore della casa di soggiorno, Marco Sossai - si rischia di creare ospiti di serie A e ospiti di serie B”.

INVESTIMENTI - Nel 2019 la casa Divina Provvidenza ha investito 220mila euro per i nuovi arredi del nucleo assistenza, il rifacimento dell’impianto di illuminazione, passando a tecnologia a led, compreso quello d’emergenza. Per il 2020, la struttura ha in programma 120mila euro di investimenti per l’ammodernamento di un nucleo assistenza e la manutenzione dell’impianto di raffrescamento. Investimenti importanti per un Centro che ha una capacità di accoglienza di 125 ospiti tra laici e religiosi.

ADEGUAMENTO RETTE - Per continuare a garantire gli standard richiesti e far quadrare il bilancio, si rende necessario un adeguamento delle rette giornaliere che sono ferme dal 2015, fatta eccezione per l’arrotondamento di 50 centesimi dell’anno scorso. «Ora la situazione non è più sostenibile – spiega il direttore Sossai - Dopo la creazione dell’azienda sanitaria unica, con la delibera n. 1231 del 14 agosto 2018, la giunta regionale del Veneto ha approvato il nuovo schema tipo di accordo contrattuale per la definizione dei rapporti giuridici ed economici tra le Ulss e i Centri di Servizi e nel 2019 c’è stato un nuovo accordo che ha aumentato la disparità tra gli ospiti titolari di impegnativa di residenzialità (IDR) e quelli privati». La retta giornaliera per il soggiorno in casa di riposo è composta da due voci: la quota alberghiera e quella sanitaria che è stabilita dalla Regione. La spesa alberghiera è a carico dell’ospite, mentre quella sanitaria, nel caso degli ospiti titolari di IDR è completamente pagata dalla Regione, per i privati è a carico degli stessi. La Casa di Soggiorno va incontro agli utenti privati chiedendo una cifra più che dimezzata e facendosi carico della quota rimanente. «Essendo una struttura parrocchiale – afferma il direttore – si ispira ai valori evangelici e cerca dunque di garantire qualità di vita a tutti gli ospiti nel rispetto della dignità e libertà personali».
I DATI - Nel 2019, la retta giornaliera per un ospite non autosufficiente in convenzione (cioè titolare di IDR) era di 102,30 euro in camera doppia (di cui 49 euro di spesa sanitaria pagata dalla Regione) e 105,90 euro in camera singola (di cui 49 euro di spesa sanitaria pagata dalla Regione); per un non autosufficiente privato in camera doppia 67,30 euro di cui 15 euro di contribuzione alla quota sanitaria (su 49 euro), in camera singola 70,90 euro di cui 15 euro di contribuzione alla quota sanitaria; per un autosufficiente in camera doppia 45,20 euro, in camera singola 54,50 euro. Dall’1 marzo entreranno in vigore le nuove tariffe giornaliere: un ospite non autosufficiente in convenzione pagherà 104 euro in camera doppia e 107 euro in camera singola (di cui, come sopra, per entrambe, 49 euro di spesa sanitaria coperta dalla Regione). Per un utente non autosufficiente privato la retta giornaliera sarà di 75 euro in camera doppia, di cui 20 euro di contribuzione alla quota sanitaria, e 78 euro in camera singola; un autosufficiente in camera doppia 47 euro, in camera singola 56 euro. Si tratta di incrementi minimi, ma che peseranno comunque sulle famiglie. Per andare ulteriormente incontro alle esigenze delle famiglie, la casa di soggiorno ha previsto un piano di adeguamento delle rette con aumenti graduali, incinque rate, a partire da marzo 2020 fino a settembre 2021.

L’ANALISI- «Il punto è che non c’è la copertura completa delle IDR – spiega Sossai – Se le risorse fossero distribuite in maniera più equa, o addirittura maggiore, la gestione economica sarebbe più facile e ci sarebbe minor disparità tra gli ospiti». Ad esempio, ad incidere sulla spesa sanitaria e a creare disparità, è la fornitura degli ausili. Ma il nuovo accordo ha tagliato il rimborso delle giornate di assenza per ricoveri ospedalieri dal 75 al 50% e ha ridotto i rimborsi per le attività di riabilitazione. A pesare sul bilancio è anche il costo del personale. Nel 2019 è stato raggiunto un nuovo accordo per l’adeguamento del contratto di lavoro collettivo nazionale con l’aumento dello stipendio del 6%. «Il costo del personale incide sul bilancio per il 60% - afferma il direttore – Ci tengo a precisare che la nostra struttura si avvale esclusivamente di personale dipendente; scelta strategica che richiede spesso maggiori sforzi, rispetto ad un appalto di servizio, ma permette di creare una cultura lavorativa che contraddistingue il lavoro ed essere puntuali nella gestione delle problematicità». La struttura deve ovviamente garantire gli standard a tutti gli ospiti e anche con l’adeguamento delle tariffe resta ancora nella fascia medio bassa rispetto alle altre strutture del territorio. «Auspichiamo che il confronto tra centri di servizi, aziende sanitarie e Regione possa continuare nell’interesse degli utenti – conclude Sossai – Incentivando il modo di fare rete, considerato che i centri di servizio sono nati come strumento per dare risposta alle esigenze della comunità locale (e parrocchiale) con uno sguardo sempre teso all'integrazione e alla collaborazione continua con le varie realtà del territorio».

dott. M. Sossai-2

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