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Mercoledì, 7 Dicembre 2022
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Scandalo case popolari: «Il sindaco offende i consiglieri che lo sollecitano»

Bufera dopo le dichiarazioni di Mario Conte, replica immediata del consigliere comunale Stefano Pelloni (Pd): «Il sindaco pensi di più a governare e a dare risposte concrete ai cittadini»

Non si placa il vespaio di polemiche sullo scandalo case popolari in corso a Treviso. Le ultime dichiarazioni del sindaco Mario Conte contro l'ex giunta Manildo hanno portato a una replica immediata da parte dei diretti interessati.

Stefano Pelloni, consigliere comunale del Partito Democratico di Treviso, spiega: «Secondo Conte le responsabilità sono da ascriversi alle graduatorie della precedente amministrazione Manildo. Se il problema era quello, ed è tutto da dimostrare, non si capisce cosa abbia fatto il sindaco in questi anni. Accusa la minoranza di voler difendere i “furbetti”, quando invece non ha mosso un dito in questi quattro anni in cui è sindaco per risolvere i problemi. Se il problema erano le graduatorie, come mai con determina dirigenziale ha fatte prorogare a fine agosto 2022 la graduatoria definitiva ERP del bando del 2019? Peraltro la graduatoria definitiva era stata approvata ad aprile 2021, quindi ad agosto 2022 era già scaduta da ben 4 mesi - continua Pelloni -. E ora, dopo due mesi dalla proroga (tardiva) le revoca con una nuova determina dirigenziale? Siamo sicuri che le responsabilità siano di chi ha governato 5 anni fa? Conte pensi di più a governare e ha dare risposte ai cittadini e di meno alla campagna elettorale.

Lo sciacallo speculatore è lui che scarica il barile su chi ha governato oltre cinque anni fa, come se negli ultimi quattro anni non avesse avuto lui la responsabilità di governare la città. Attendiamo i nuovi criteri del bando: ma ricordo che i criteri sono già fissati dalla legge regionale n. 39 del 2017. Il regolamento regionale da cui dipende tutto il regolamento del Comune riserva per questa categoria al massimo una riserva dell'8%. Il Comune non può alzare i punteggi per queste categorie, lavori con i leghisti che governano la Regione, ma non racconti balle ai trevigiani. Conte ha perso quattro anni e ora, di fronte ai nodi venuti al pettine, scarica le responsabilità ad altri, ma le bugie hanno le gambe corte» conclude Pelloni.

Parole a cui si unisce il commento di Luigi Calesso, portavoce di Coalizione Civica Treviso: «Al di là della volgarità di definire “sciacalli e speculatori” gli esponenti dell’opposizione consiliare che osano occuparsi della vicenda degli alloggi Ater, mi pare che la presa di posizione del sindaco denoti grande nervosismo e grande confusione. Come si può, in primo luogo, tentare di “coinvolgere” l’amministrazione Manildo nella elaborazione di una graduatoria per l’assegnazione degli alloggi popolari il cui bando è stato aperto nel 2019, quando lo stesso Conte era a Ca’ Sugana da diversi mesi? Basti pensare che, prima del bando, l’amministrazione ha fatto in tempo a portare in Consiglio Comunale, a marzo del 2019, la modifica del regolamento di assegnazione per aumentare il punteggio ai residenti in provincia da 25 anni, il solito fumo negli occhi per dimostrare che loro sono per “prima i veneti”. Nulla, invece, l’amministrazione aveva fatto per modificare i criteri di assegnazione degli alloggi popolari, impegno programmatico molto preciso del candidato a sindaco Conte ma che è rimasto sulla carta.

In ogni caso - continua Calesso - la graduatoria revocata è frutto di questa amministrazione e non si capisce, quindi, perché il Sindaco accusi le attuali opposizioni di portarne la responsabilità in quanto erano in maggioranza con Manildo. Se queste accuse stravaganti sono un chiaro segno di nervosismo, la confusione regna sul fronte delle nuove regole per l’assegnazione che l’amministrazione sta immaginando. Uno dei nuovi “parametri” dovrebbe essere che il richiedente l’alloggio popolare “dovrà dimostrare la volontà di rimettersi in piedi”: è in grado il Sindaco di spiegare come si concretizzerà questo parametro? Servirà una dichiarazione “giurata” o cosa altro? E se dopo l’assegnazione l’”impegno” non venisse mantenuto, cosa succederà? Mi pare proprio che in questa vicenda il Sindaco dimostri ogni giorno di più un nervosismo e una confusione che mi spingono a reiterare la richiesta che la vicenda venga affrontata in Consiglio Comunale: non può essere una questione in cui il Sindaco “fa tutto da solo” e non accetta neppure proposte e (tantomeno) critiche».

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