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Martedì, 28 Maggio 2024

Pedemontana, caso Safond: «Silenzio da magistrati e politici»

Il portavoce del coordinamento ecologista Covepa spiega i suoi timori rispetto ad uno scandalo ambientale che non sarebbe tenuto nel dovuto conto dalle toghe e dagli amministratori

Le possibili connessioni tra l'affaire Safond e le vicende dipanatesi attorno alla realizzazione della Superstrada pedemontana veneta (meglio nota come Spv) sono al centro della intervista rilasciata da Massimo Follesa (vicepresidente e portavoce del coordinamento ecologista vicentino Covepa) ai microfoni di Vicenzatoday.it. L'architetto Follesa, tra le altre, critica l'atteggiamento della magistratura veneta nei confronti dei dossier ambientali considerando l'azione di quest'ultima poco incisiva. Ma anche nei confronti del mondo politico il giudizio non è tenero.

I fatti

Nel dicembre del 2021 il Coordinamento ecologista Covepa aveva riferito di aver presentato un esposto nel quale si chiedeva conto all'autorità giudiziaria di valutare, fra le altre, se ci fosse «una correlazione tra il materiale ferroso» che ha contaminato i terreni sotto la Safond Martini», una ditta specializzata in rigenerazione di sabbie di fonderia, ed eventuali sostanze riscontrate a ridosso degli scavi» della Superstrada pedemontana veneta meglio nota come Spv: anche per capire se ci fossero in questo senso delle situazioni di illiceità. «Nonostante sia passato un anno mezzo» da quando il Covepa rese nota quella circostanza l'associazione spiega di non avere ancora «avuto notizie di sorta» dalla procura berica, «né tantomeno - scrive il Covepa in una nota diramata ieri 10 aprile e firmata dal portavoce Massimo Follesa - siamo stati ascoltati dagli incaricati eventualmente individuati dalla procura di Vicenza. Il che ci rammarica non poco perché la questione ambientale da noi sollevata non è di poco conto». Più nel dettaglio quell'esposto era stato inoltrato ai Carabinieri del Noe di Treviso nell'ottobre del 2021. La questione non è di lana caprina: la Safond Martini (che realizza anche premiscelati cementizi molto usati nella realizzazione di parecchie infrastrutture), nel frattempo ha cambiato proprietà, gestione e ora si chiama Silva, è al centro di una intricata querelle giudiziaria. Attorno a quella ditta infatti da anni infatti ruota un caso ambientale di non poco conto che in passato portò addirittura al sequestro di alcune porzioni del sito di Montecchio Precalcino in cui la compagnia è ubicata.

Il processo

Sempre la Safond-Silva è al centro di un'altra querelle penale che la vede parte offesa, assieme ad altri, in un processo per truffa davanti al tribunale di Vicenza che vede quali imputati il commercialista Pietro Codognato Perissinotto, il finanziere Giovanni Calabrò e il consulente aziendale Riccardo Sindoca. Quest'ultimo peraltro «ha contro-denunciato» la nuova gestione della Safond-Silva perché ritiene non circostanziati gli addebiti mossi in passato dalla vecchia gestione della Safond nei suoi confronti e fatti propri giustappunto dalla nuova gestione della stessa Safond.

Peraltro sullo sfondo rimane una partita bollente. Un pezzo della rete ambientalista veneta ritiene che il procedimento penale sullo scandalo Safond Martini  (il procedimento è il 2405/19 RGNR) non sia null'altro che la spia di una magagna ambientale di non poco conto. Gli inquinanti, metalli pesanti in primis, rinvenuti nel sottosuolo del sito, possono mettere a repentaglio la vicina falda di Villaverla-Novoledo che alimenta gli acquedotti di Padova e Vicenza? La domanda non se la sono posta solo gli ecologisti ma pure alcuni consiglieri comunali (il leghista Alain Luciani a Padova e Ciro Asproso a Vicenza: quest'ultimo però qualche tempo fa si è dimesso) nonché i consiglieri regionali veneti del Pd Anna Maria Bigon e Andrea Zanoni.

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