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«Non esistono pazienti di serie A o di serie B»

La Direzione Sanitaria del Distretto di Asolo della Ulss 2 Marca trevigiana replica alla lettera di accuse da noi pubblicata nella giornata di Santo Stefano

Con la presente diamo notizie particolareggiate del ricovero della Sig.ra protagonista, forse suo malgrado, della “lettera” da voi pubblicata il 26 dicembre scorso (LEGGI QUI). Questo per far comprendere come la paziente sia stata seguita con una presa in carico ricca di professionalità, serietà e disponibilità. La Sig.ra è stata ospedalizzata il 5/11 nella stroke Unit di Castelfranco Veneto per afasia ed emiplegia dx con diagnosi di ictus ischemico da occlusione completa della a. carotide interna sinistra, sottoposta a trattamento trombolitico senza variazione del quadro clinico. In data 11/11 è stata trasferita nel reparto di Neurologia dove sono stati eseguiti tutti gli accertamneti del caso (neuroimaging e vascolari) ed in data 26/11 veniva trasferita presso l'U.O. di LDG di Montebelluna.

All'ingresso la paziente si presentava soporosa con apertura degli occhi allo stimolo verbale, non collaborante, incapace di eseguire ordini semplici su richiesta verbale. Quadro di emiplegia completa flaccida dx, presenza di Catetere Vescicale e Sondino NasoGastrico. Per quanto riguarda l'aspetto riabilitativo, la paziente è stata sottoposta ad una prima valutazione fisiatrica in data 6/11/18, quando era ancora in Stroke Unit, pertanto ancora nella fase acuta della malattia con  condizioni cliniche non ancora sufficientemente stabili. Una successiva rivalutazione fisiatrica  del 28/11 evidenziava: "afasia globale, non esegue ordini semplici, non segue l'esaminatore, portatrice di SNG e CV, plegici gli arti di dx senza reclutamenti attivi evocabili, muove gli arti di sinistra". A seguito di tale valutazione veniva attivato trattamento riabilitativo logopedico mirato alla valutazione e trattamento della comunicazione e della disfagia e da inizio di dicembre iniziava programma di progressiva mobilizzaione seduta a bordo letto. Il trattamento logopedico si è protratto dal 28/11 al 20/12 e durante tale periodo il permanere immodificato dei gravi deficit di attenzione e di vigilanza ha fatto si che la logopedista ritenesse che non vi fossero le condizioni per il recupero di una alimentazione sicura per bocca.

A tale proposito si segnala che in data 4/12 il personale infermieristico si è accorto che i familiari, contravvenendo alle indicazioni ricevute, somministravano acqua non addensata alla paziente esponendola al rischio di fenomeni di inalazione. In data 11/12/18 è stata effettuata una nuova valutazione fisiatrica in cui veniva riscontrato un quadro clinico e funzionale invariato rispetto alla precedente relazione a parte forse un minimo miglioramento del controllo del tronco, comunque non sufficiente a porre ulteriori obiettivi riabilitativi volti al recupero dell'autonomia. Per tale motivo veniva condivisa con i familiari l'opportunità di un recupero della stazione seduta in unità posturale da raggiungere con sollevatore: "eseguito colloquio con il figlio: informato del tentativo di posizionamento in carrozzina, fermi restando i gravi deficit motori e cognitivi presenti e l'assenza di obiettivi che vadano oltre il passaggio della paziente letto-carrozzina con sollevatore ed il mantenimento della postura in carrozzina per il tempo consentito dalle risorse della paziente". A tutt'oggi la Sig.ra continua a presentare una precoce esauribilità muscolare.

Fin dal ricovero a Castelfranco la situazione relativa alla paziente è stata presa in carico dalla COT e, con il trasferimento a Montebelluna, è stato attivato il servizio domicilare (SIAD) al fine di programmare e preparare un reinserimento a domicilio, come richiesto dai familiari. Infatti, dato l'elevato livello di dipendenza funzionale scarsamente modificabile, era stata prospettata la possibilità di un inserimento della Sig.ra in struttura protetta, che tuttavia i familiari non hanno ritenuto di prendere in considerazione preferendo optare per un adeguamento strutturale del domicilio per poter riaccogliere la paziente a casa. Per tale motivo si è proceduto alla prescrizione di tutti gli ausili necessari per la gestione domiciliare: ad oggi risultano ancora da consegnare il sollevatore (indispendabile per eseguire il trasferimento letto/sedia data l'incapacità della paziente a collaborare: dalle informazione in nostro possesso risulta un tentativo infruttuoso di consegna a domicilio il 21/12) e seggiolone polifunzionale.

Il progetto riabilitativo condiviso con i familiari ha previsto anche il loro addestramento sia da parte del personale di reparto che del SIAD per le attività di igiene e cura della persona a domicilio. A due appuntamenti concordati tra SIAD e familiari (10 e 12 dicembre), questi ultimi non si sono presentati. Stante l'evidente e più volte verificata impossibilità di ripresa di adeguata alimentazione per os con un sufficiente apporto calorico senza rischio di fenomeni di inalazione e polmonite ab ingestis, è stato proposto il posizionamento di PEG che tuttavia al momento i familiari hanno deciso di non prendere in considerazione. Relativamente alle problematiche dell'alvo con frequenti scariche diarroiche, esclusa una possibile infezione da Clostridium Difficilis, è stata più volte variata la nutrizione enterale nel tentativo di regolarizzare l'alvo. Tali cambiamenti, come di prassi, sono stati effettuati sempre su indicazione ed in accordo verbale e telefonico con il Servizio Dietetico. In data 27/12, anche in vista del reinserimento a domicilio, è stata effettuata una consulenza dietologica che ha confermato quanto finora predisposto.

Il giorno 24/12 è stato eseguito un colloquio tra familiari e la dott.ssa  responsabile dell'U.O. di LDG, e in presenza di una seconda dott.ssa, colloquio in cui data la stabilità del quadro clinico e neuromotorio e l'assenza di ulteriori benefici di un ulteriore protrarsi del ricovero, è stato concordato il rientro della Sig.ra a domicilio per il giorno 27/12 poi posticipato di un giorno su richiesta dei familiari stessi.  In conclusione, a fronte di una situazione clinica molto complessa e grave, ma ormai stabile della stessa paziente,  durante tutta la durata di ricovero in lungodengenza sono stati condivisi con i familiari sia le problematiche cliniche che l'evoluzione del quadro ed è stato fatto tutto il possibile per garantire una adeguata gestione al domicilio venendo incontro alla loro decisione di non optare per una istituzionalizzazione.

Direzione Sanitaria

Distretto Asolo, Ulss 2 Marca trevigiana

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