Coronavirus, i sindacati: «Pochi tamponi nelle case di riposo della Marca»

La Funzione Pubblica Cgil chiede alla Regione del Veneto di proseguire e intensificare il monitoraggio nelle strutture residenziali per anziani della Marca

«A solo il 10,5% degli ospiti delle case di riposo è stato effettuato il tampone. Troppo poco per mettere in sicurezza il sistema delle residenze per anziani, serve una campagna di monitoraggio più incisiva».

È questo il commento di Ivan Bernini, segretario generale Fp Cgil di Treviso, relativamente ai dati diffusi dalla Regione del Veneto a seguito dell’intervento a tappeto che ha coinvolto 57 strutture nel territorio dell’Ulss 2. «Capiamo che il combinato disposto del test sierologico, che misura gli anticorpi in circolazione nel sangue, con quello con il tampone dovrebbe portare a verificare il diffondersi del virus Covid-19 all'interno delle case di riposo, ma se vogliamo veramente controllare l’epidemia e garantire la sicurezza di anziani e lavoratori è necessario agire diversamente» ha aggiunto il segretario della Funzione Pubblica della Cgil.

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«Il ritornello del presidente Luca Zaia ci spiega quotidianamente quanto siamo stati bravi in Veneto a fare tanti tamponi per poter così isolare i contagiati, e con loro il virus, e proteggere gli altri. Non si capisce allora perché per la fascia di persone più fragili e a rischio di vita, ovvero gli anziani in casa di riposo, l’analisi a tampone venga centellinata – punta il dito Ivan Bernini – infatti, solo un ospite su 10 è stato sottoposto a tampone, troppo poco. Un numero insufficiente, se si prendono in considerazione proprio le indicazioni del mondo scientifico che raccomanda tale esame quale strumento di diagnosi certa per “giocare d’anticipo”, come ha detto il dottor Andrea Crisanti, e contenere il diffondersi dell’epidemia. Una bomba se capiamo di cosa stiamo parlando. E i fatti ci confermano che proprio nelle case di riposo sarebbe stato doveroso agire precocemente, invece non è stato così. Possiamo solo dire che il senso di responsabilità diffuso tra i vertici delle strutture per anziani della Marca, nell'applicare le misure di sicurezza e salute necessarie, ha al momento ovviato all'esplosione. I dati diffusi dalla Regione, inoltre, fanno emergere che oltre il 31% dei tamponi effettuati è risultato positivo. Un numero che ci preoccupa – conclude Bernini – perché, se è solo il tampone a darci la certezza dell’infezione da Covid-19, 3 persone su 10 alle quali è stato fatto il test sono malate. Abbiamo allora grande sospetto per i 9 su 10 ai quali non è stato fatto il tampone.  Non c’è nessun trionfalismo, nessun sospiro di sollievo, l’aver agito in ritardo nell'attivare un monitoraggio forse non così puntuale e certo potrebbe configurarsi come un grande errore, a rischio la vita di anziani e lavoratori. Chiediamo alla Regione di non mollare la presa e di continuare, intensificando, i test anche nelle prossime settimane, finché tutto questo non finirà».

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