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Sanità pubblica, appello della Cgil: "La Regione assuma nuovo personale"

Sindacato trevigiano sul piede di guerra per chiedere la rimozione delle norme che da mesi stanno bloccando il sistema pubblico sanitario portandolo alla sua privatizzazione

TREVISO “Se il Governo nazionale mira a conservare un sistema sanitario pubblico e universalistico, correggendone nei prossimi anni le difformità, la Regione del Veneto può e deve già agire uniformandosi a tale volontà eliminando quelle norme che bloccano le assunzioni di nuovo personale e deviano l’utenza verso la parte privata di questo importante settore”. Con queste parole Ivan Bernini, Segretario generale Fp Cgil Treviso, registrando la gravità della situazione trevigiana, già più volte denunciata, ha fatto appello ai vertici regionali per mettere da subito mano alla regolamentazione in materia di sanità pubblica.

Tra gli impegni del “contratto di governo” c’è un capitolo, il numero 20, che in tema Sanità afferma “la priorità nel preservare l’attuale modello di gestione del servizio sanitario a finanziamento prevalentemente pubblico tutelandone il principio universalistico” e “nell’assumere il personale medico e sanitario necessario”. “Non sarà – afferma il segretario della Fp Cgil di Treviso – un colpo di spugna a risolvere i cronici problemi determinati nell’arco di decenni, anche a fronte delle forti pressioni delle lobby d’affari ma, come dichiara il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti, un impegno lungo una legislatura e che vede un’inversione rispetto alle politiche portate avanti finora. Quanto prima, anche per il Veneto e per la provincia di Treviso, che più di altri territori hanno preservato quel modello pubblicistico e universalistico troppe volte messo in discussione, serve applicare, anche a livello normativo, tale approccio”. 

Dove? Dalla norma per la quale le Aziende Sanitarie sono costrette a tagliare la spesa del personale dell’1,4%, determinando così l’impossibilità di procedere ad assunzioni nel prossimo anno, ai vincoli alla spesa, indifferenziati rispetto alla quantità e qualità del servizio erogato, che rendendo impossibile, per quanta buona volontà le direzioni aziendali ci mettano, avvicinarsi agli obiettivi di salute previsti dalla Regione. “Non consentire le assunzioni e vincolare in modo tanto rigido la capacità di spesa – spiega Bernini –, significa andare dritti nella direzione degli appalti e della privatizzazione di servizi e personale. Significa, diversamente da quanto si afferma come principio, derogare agli orari e alle condizioni occupazionali e di salute dei lavoratori, e indirizzare ulteriormente gli utenti alle prestazioni private, pagate di tasca propria oltre a quanto già i cittadini pagano in fiscalità. Significa – continua Bernini – ancora una volta rendere impossibile qualsiasi intervento di programmazione pubblica come in parte già avvenuto nel Veneto successivamente al piano 2012/2016”. “Tali interventi di rimozione di queste norme si possono però fare subito e non nell’arco della legislatura. Si devono fare subito – ribadisce il sindacalista –, pena l’implosione del sistema sanitario pubblico già dal prossimo anno, perché i segnali ci sono tutti. Chi si è impegnato a porre fine alle concessioni private sul sistema autostradale – conclude Bernini – ponga altrettanta attenzione anche e soprattutto alle troppe concessioni private che insistono nelle strutture sanitarie, che rischiano di arricchire alcuni a discapito delle risorse pubbliche, indebitando Stato e Regioni”.

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