Mondiali di sci, chiesto il rinvio: «Non è una sconfitta ma la soluzione migliore»

Il Governatore del Veneto ha spiegato le ragioni dietro la richiesta del rinvio dei mondiali invernali di Cortina previsti per il 2021. Dottoressa Tacconelli ospite del punto stampa

Un momento della conferenza stampa di lunedì 25 maggio

«Il rinvio al 2022 dei Mondiali di Sci a Cortina è la soluzione migliore, perchè non si poteva rischiare di doverli farle a porte chiuse, dato che non abbiamo la certezza che non si sia un ritorno del virus nel prossimo autunno-inverno, lo stesso Oms ha spiegato che il rischio di reinfezione è concreto». Così il presidente del Veneto, Luca Zaia ha commentano la richiesta della Fisi alla Federazione Internazionale di un anno dei Mondiali di Sci previsti  per il prossimo febbraio 2021.

Della  proposta di chiedere un  rinvio se ne parlava già da un paio di mesi, ieri sera il presidente del Coni Malagò ha dato l'annuncio che era concordato, e oggi ci sarà la decisione del Comitato Internazionale. e sarebbe un bel segnale se venisse accettato", ha spiegato Zaia sottolineando che "Non è una sconfitta, ma la volontà di investire bene in questo evento internazionale: il rinvio al 2022 ci permetterà di organizzare in totale sicurezza un grande evento con un grande pubblico come si meritano Cortina e le nostre Dolomiti".  E Zaia ha anche rilanciato: "Il rinvio al 2022 dei Mondiali di Sci servirà anche come effetto abbrivio per le Olimpiadi del 2026.

Invevitabile un nuovo commento anche sul tema della movida: «Sul contagio in Veneto abbiamo dati positivi dal 10 aprile ad oggi, seguiamo con attenzione quello che accadrà nei prossimi giorni dato che saranno passati una decina di giorni dalle aperture del 18 maggio - ha spiegato - e anche con preoccupazione perché il pericolo non è finito. Non si può abbassare la guardia. Stasera avremo una conferenza dei presidenti di Regione in cui si parlerà ancora di riaperture e di linee guida. Dobbiamo procedere con la massima cautela, perché il rischio di reinfezione potrebbe essere dietro l'angolo - ha ammonito ancora una volta il presidente che si è rivolto di nuovo ai giovani - Il mio appello va ai giovani che sono stati gli eroi durante il lockdown, rispettando le regole: devono farlo anche adesso, perché il contagio in Corea del Sud ha colpito i ragazzi. L'assunzione' di 60mila assistenti civici è una sconfitta, dal punto di vista culturale. Dover chiedere a qualcuno di dover fare l'educatore, è una sconfitta, così come lo è  dover mandare qualcuno a controllare che si usi la mascherina, che è come dover dire che bisogna prendere un farmaco per salvarsi la vita. Per questo dico ai ragazzi: per ribellarvi ai controlli, 'usate la mascherina per protesta».

L'intervento della dottoressa Tacconelli

Oltre a Zaia, oggi era presente anche la dottoressa Evelina Tacconelli, professoressa ordinaria di malattie infettive nella scuola di medicina e direttrice della clinica delle malattie infettive dell'Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona. «Ha maturato una grande esperienza nelle cure per il Covid, anche quelle sperimentali», ha dichiarato il presidente regionale perlando della dottoressa Tacconelli». La professoressa Tacconelli ha fatto il punto della situazione su come si sta affrontando Covid-19 in Veneto. «Le terapie sperimentali, che si effettuano solo ed esclusivamente in studi clinici, ci hanno permesso di capire che questa malattia è diversa da quella che ci aspettavamo all'inizio ed è diversa da una normale influenza - ha dichiarato al dottoressa Evelina Tacconelli - È una malattia a fasi e con problematiche su più organi, quindi non solo i polmoni, ma anche il cuore, il midollo osseo ed altri. A Verona stiamo svolgendo più di 25 studi su Covid-19, oltre al co-coordinamento di altri 4 studi clinici multicentrici in Italia. Grazie a questi studi abbiamo scoperto che la terapia può essere diversificata con farmaci diversi. Ad esempio, coordiniamo uno studio dell'Oms a Verona che ci offre la possibilità di usare degli antivirali, tra cui è incluso il Remdesivir, insieme all'interferone, in pazienti che si trovano in una fase iniziale della malattia. Con l'ospedale Sacco di Milano, poi, coordiniamo un altro studio che per la prima volta unisce un antivirale e gli immunomodulatori, così da poter combattere il virus e abbassare le difese dell'organismo per evitare una iperreazione. Ma lo studio più interessante di tutti ci permette di approcciare alla malattia in un modo nuovo e cioè a domicilio, quindi cerchiamo di portare la terapia a casa del paziente il più presto possibile. Questo studio comincerà domani ed includerà anche Avigan». 

Il bollettino di Azienda Zero

Nessun nuovo tampone positivo e solo un nuovo decesso in ospedale a Vittorio Veneto. Sono questi i dati salienti del bollettino diffuso da Azienda Zero lunedì 25 maggio per la provincia di Treviso. Le persone attualmente positive al virus nella Marca sono 451, 309 il totale dei decessi nella sola provincia di Treviso. Continua a scendere, invece, il numero di persone in isolamento: ad oggi sono 429. Negli ospedali della Marca restano vuote le terapie intensive, in area non critica rimangono tre pazienti ricoverati al Ca' Foncello di Treviso e 5 ricoverati in ospedale a Vittorio Veneto. A livello regionale sono 8177 i tamponi fatti in più rispetto a domenica 24 maggio. Salgono a 19mila i positivi al virus in Veneto (+11 rispetto a ieri), 480 i ricoverati negli ospedali della Regione (2 meno di domenica). 39 le persone in terapia intensiva di cui solo 10 positive al virus. 1878 i morti in totale, di cui 1355 in ospedale (+4 rispetto a ieri). 3270 i dimessi, 58 i nuovi nati.

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