Coronavirus, CNA: «No al click day, strumento aleatorio e offensivo»

Il presidente di Ascom Confcommercio, Federico Capraro: «I 600 euro previsti come bonus dal decreto CuraItalia, sono solo un palliativo, si rischia di ripetere l’errore del reddito di cittadinanza». Cgil, Cisl e Uil: «Un primo passo per rispondere all’emergenza, ma si trovino altre risorse»

Toccherà mettersi alla tastiera e sperare

«No alla lotteria del click day per assegnare il bonus di 600 euro a lavoratori autonomi e stagionali, partite Iva e professionisti. Già si tratta di un indennizzo minimo e che non potrà andare a tutti a causa dell’insufficiente stanziamento, affidarne la distribuzione a uno strumento aleatorio ci sembra davvero troppo. Anzi, è proprio offensivo». Lo afferma Alfonso Lorenzetto, presidente di CNA territoriale di Treviso. «Il click day rischia di favorire i soggetti più strutturati a danno proprio di quanti affrontano l’emergenza in condizioni di svantaggio, personale e territoriale – continua Lorenzetto -. Per motivi geografici, sociali, economici i servizi in Italia non funzionano in maniera omogenea e questa considerazione vale ancor di più per quanto riguarda la connettività e le tecnologie. In questa fase, chiediamo alle istituzioni di essere consapevoli della gravità del momento assumendo gli stessi comportamenti, informati prima di tutto alla responsabilità e al rigore, chiesti a cittadini e imprese».

Autonomi, professionisti, partite iva. Basta pensare, per citarne alcuni, agli agenti di commercio, agli agenti immobiliari, ai consulenti assicurativi, tutti aderenti a Confcommercio e fortemente condizionati dall’emergenza. «»Si tratta -secondo il presidente di Confcommercio Federico Capraro- di un grande popolo già marginalizzato in un mercato del lavoro altalenante, con una precarietà latente soprattutto sul fronte previdenziale. Queste categorie- che hanno il focus dell’attività nella relazione con le persone e con l’andamento a regime delle aziende- di fatto, stanno subendo grosse perdite, in molti casi anche mandati di rappresentanza. I 600 euro previsti come bonus dal decreto CuraItalia, sono solo un palliativo, si rischia di ripetere l’errore del reddito di cittadinanza, serve molto di più. Incentivi strutturali e prolungati nel tempo, concessi senza burocrazie inutili. A maggior ragione se questi 600 euro saranno soggetti, come sembra, al click day e ad esaurimento risorse, procedura per la quale siamo totalmente contrari. E’ una modalità che favorisce la disuguaglianza tra territori e destinatari». Confcommercio mantiene alta la soglia di attenzione del decreto #CuraItalia e chiede provvedimenti “ampi e strutturali” per il terziario.

Cgil, Cisl e Uil: «Un primo passo per rispondere all’emergenza, ma si trovino altre risorse»

«Il decreto Cura Italia dà una prima risposta ai lavoratori, alle famiglie e alle imprese per affrontare l’emergenza. Siamo soddisfatti per le misure messe in campo e riconosciamo lo sforzo del Governo, ma siamo anche convinti che fin da subito sia necessario pensare a come reperire ulteriori risorse che siano di sostegno al mondo del lavoro sia all’economia dei territori più colpiti». È il commento di Cinzia Bonan, Mauro Visentin e Guglielmo Pisana, segretari generali di Cisl Belluno Treviso, Cgil Treviso e Uil Treviso Belluno al decreto legge varato dal Governo per sostenere famiglie, lavoratori, artigiani, commercianti e professionisti travolti dall'emergenza coronavirus.

Molti gli strumenti previsti nel maxi-decreto da 25 miliardi: dal voucher baby-sitting, ai congedi parentali straordinari, fino alla causale specifica per la cassa integrazione. In particolare, per quanto riguarda il lavoro, è previsto il blocco dei licenziamenti per due mesi, indipendentemente dal numero dei dipendenti, il premio di 100 euro per i lavoratori dipendenti con reddito fino a 40mila euro presenti in azienda, l’indennizzo di 600 euro per i lavoratori autonomi e le partite Iva, la cassa integrazione in deroga estesa in tutto territorio nazionale ai dipendenti di ogni settore produttivo, l’istituzione della causale specifica “Covid-19” per l’utilizzo della cassa integrazione per un massimo 9 settimane, la creazione di un fondo da 300 milioni di euro per gli esclusi dall'indennizzo di 600 euro, compresi i professionisti iscritti agli ordini, l’equiparazione alla malattia del periodo trascorso in quarantena o in permanenza domiciliare fiduciaria, il congedo parentale di 15 giorni aggiuntivi al 50% dello stipendio per genitori lavoratori di figli sotto i 12 anni o con disabilità in situazione di gravità, il bonus baby-sitter nel limite di 600 euro.

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«Siamo soddisfatti del provvedimento - affermano CGIL, CISL e UIL territoriali -, che rappresenta un primo passo. Bene le misure adottate per il potenziamento del sistema sanitario nazionale, oggi sottodimensionato dopo decenni di tagli, e quelle a sostegno del reddito dei lavoratori e delle loro famiglie, che sono la reale leva economica per ripartire. In particolare, vediamo già in questi giorni numerose richieste di cassa integrazione con la causale Covid-19. La nostra preoccupazione ora è che vengano messe in campo ulteriori risorse, strategiche e finalizzate anche a rilanciare i territori maggiormente colpiti, perché sarà lungo il ritorno alla normalità, e che inoltre vengano rese note quanto prima le misure attuative per rendere subito pienamente esigibili gli interventi».

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