Ca' Foncello: «Dipendenti imprese di pulizie al lavoro con febbre e nessun tampone»

La denuncia del sindacato Fisascat Cisl che chiede maggiori garanzie per i dipendenti della Rekeep, impresa di pulizie dell'ospedale di Treviso: «Situazione fuori controllo»

In foto l'ospedale di Treviso (Foto d'archivio)

La Fisascat Cisl di Treviso lancia l’allarme sulla gestione dell’emergenza Covid-19 da parte della Rekeep, l’azienda impegnata nell'appalto del servizio di pulizie, igiene, sanificazione e smaltimento rifiuti al Ca’ Foncello di Treviso. 170 dipendenti, per la maggior parte donne e a part-time, a cui è affidato il delicato compito di pulire e igienizzare gli ambienti dell’ospedale, inclusi i reparti di malattie infettive e la terapia intensiva. 30 lavoratrici, quasi un quinto del totale, al momento è in malattia; di queste, 20 sono in quarantena e 6 positive, di cui 2 ricoverate che sono state dimesse martedì.

«Ci risulta - spiega Patrizia Manca, segretaria della Fisascat Cisl Belluno Treviso - che siano rientrate dalla quarantena lavoratrici e lavoratori senza aver effettuato la dovuta profilassi, ossia il tampone. Nessun dipendente è stato preso in carico in sorveglianza sanitaria da parte del medico competente e abbiamo lavoratrici che vanno a lavorare con la febbre e vari sintomi per garantire il servizio. Chiediamo che venga effettuato il tampone a tutte le dipendenti, per tutelare non solo la loro salute, ma anche quella dei degenti dei reparti e del personale sanitario con cui sono costantemente a stretto contatto: ricordiamoci che queste lavoratrici passano di reparto in reparto per fare le pulizie e la sanificazione”. Molte le segnalazioni fatte dalla Fisascat e dalle Rappresentanti Sindacali Aziendali alla direzione di Rekeep. La prima richiesta, di integrazione di personale per garantire i carichi di lavoro determinati dall’emergenza sanitaria soprattutto nei reparti infettivi, è dello scorso 11 marzo. Dopo qualche giorno, il 17, la Federazione del terziario della Cisl ha chiesto la costituzione del Comitato per l’applicazione e la verifica del Protocollo governativo per il contenimento della diffusione del virus negli ambienti di lavoro, con la partecipazione delle rappresentanze sindacali aziendali, ei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza e Rlst. Richiesta alla quale la Rekeep ha risposto annunciando la costituzione di un Comitato centrale e di un sottocomitato per l’intera area del Nordest con relativo responsabile per la sicurezza. «Risposta inaccettabile - sottolinea Manca - perché da mesi chiediamo il riconoscimento - mai avvenuto - del responsabile per la sicurezza già eletto e operativo al Ca’ Foncello, che conosce tutti i lavoratori e la struttura ospedaliera, e perché il Comitato, così come è stato pensato dal governo e dalle parti sociali, deve svolgere in loco un ruolo di controllo e verifica dell’implementazione delle misure per la tutela dei lavoratori. Le lavoratrici - prosegue Manca - sono al limite delle forze fisiche e psicofisiche e la stessa situazione la vivono i lavoratori occupati nello smaltimento dei rifiuti: tra loro, un operatore risultato positivo al Covid-19 è stato ricoverato. Tutti i lavoratori si sentono abbandonati da parte dell’azienda. La situazione è esplosiva: le dipendenti abilitate alla sanificazione del reparto infettivi sono solo cinque. Cosa farà l’azienda se si ammaleranno queste persone? Da settimane stiamo chiedendo la formazione di altre lavoratrici a quel delicato compito, ma non abbiamo avuto risposta. Qui il problema è di salute dei dipendenti, ma anche di salute pubblica. Abbiamo segnalato la questione anche al direttore del Servizio igiene sanità pubblica e prevenzione della Ulss2, scrivendo che Rekeep non ha messo in atto tutte le procedure utili al contenimento del virus, e alla direzione della Ulss 2. Ora attendiamo risposte concrete. Prima che sia troppo tardi».

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Questa la drammatica testimonianza di Sonia Barattin, Antonella Puzzi e Denise Zecchel, tre dipendenti e rappresentanti sindacali Fisascat Cisl dei lavoratori Rekeep all'interno dell’ospedale: «Dopo un mese di pandemia, sia il fisico che la mente sono fortemente sotto stress. Le due componenti hanno entrambe la stessa importanza per mantenere la concentrazione ed evitare errori che possono mettere in pericolo il personale sanitario e i proprio familiari. La paura del contagio non ti lascia: è un pensiero costante. Inoltre c'è la responsabilità di entrare nelle stanze di degenza con i pazienti malati, soli, spaventati e con il bisogno di un po’ di contatto umano. Siamo in autogestione e se il lavoro va avanti è grazie alla responsabilità e professionalità di tutte noi, e per questo ringraziamo come sindacato tutti i nostri colleghi che quotidianamente lavorano in questa situazione di criticità mettendoci il cuore a scapito anche della propria salute e di quella dei propri cari».

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