Il Coronavirus colpisce anche il mondo della fotografia: «Dovremo reinventarci»

Vilma Pillon, nota fotografa trevigiana: «Il periodo è ovviamente difficile, con decine di migliaia di euro andate perse, ma dobbiamo comunque rimanere propositivi»

Vilma Pillon nel suo studio fotografico

Sapersi reinventare. E' ormai questo il motto di vita di Vilma Pillon, storica titolare dello studio fotografico "Foto e video" di via Everest a Treviso. «Il periodo è ovviamente difficile, con decine di migliaia di euro andate perse, ma dobbiamo comunque rimanere propositivi per il futuro - racconta ai nostri microfoni la fotografa - Tutto il nostro comparto dovrà infatti avere il coraggio di reinventarsi, di affrontare nuove sfide, nella speranza di tornare quanto prima possibile ad una nuova "normalità"».

«Personalmente sono stata ferma, con le attività ordinarie, dallo scorso 11 marzo fino all'incirca al periodo pasquale, quando il Dpcm di quei giorni aveva permesso, agli studi fotografici come il mio, di poter riaprire. Non è stato però facile, anche perché il guadagno giornaliero nele ultime settimane è stato di soli 30/40 euro, non di più, ma andava bene anche così pur di tornare al lavoro - continua Vilma Pillon - D'altronde, in questi mesi sono stati annullati numerosi eventi già da tempo organizzati e a cui avrei dovuto partecipare. Solo per fare degli esempi, l'ultima festa privata a cui ho partecipato è stata il 20 febbraio al Cantiere Gallery di Treviso, mentre le ultime cresime sono state celebrate il giorno 17. Da quel momento è stato un susseguirsi costante di cancellazioni di eventi. Dalle feste ai matrimoni, passando per cresime e comunioni. La maggior parte di questi appuntamenti sono stati "solo" rimandati ai prossimi mesi, ma al momento la situazione in merito agli eventuali assembramenti di persone è ancora molto fumosa. Di certo fotografare qualcuno che indossa mascherine e guanti non rientra nella normalità, forse non ne varrebbe nemmeno la pena. Ciò che è bello fotografare nelle persone è il sorriso».

«Il Covid-19 ha quindi creato non pochi danni al nostro comparto e, per quanto attiene il mio studio, posso dire che almeno una decina di eventi importanti sono saltati, soprattutto un grande matrimonio che avrei dovuto seguire a maggio in Villa Braida a Mogliano Veneto, provocando così un mancato guadagno di almeno una decina di migliaia di euro - chiosa la fotografa, vera e propria istituzione nel quartiere di Santa Bona - Un danno che non era sicuramente preventivabile, soprattutto dopo due mesi veramente di lavoro intenso, e di soddisfazioni, come quelli di gennaio e febbraio. Da dopo Pasqua, invece, il settore non si è ancora ripreso e lo si vede soprattutto per il notevole calo di persone che necessitano di fototessere, servizio solitamente richiestissimo».

«Il Coronavirus può però anche essere preso come spunto per reiventare il lavoro del fotografo, per adeguarlo al momento e ai tempi che cambiano. Nonostante in tanti abbiano attivato lo smart working, magari per completare le post-produzioni di lavori lasciati in sospeso prima del lockdown, e proceduto alla sanificazione degli ambienti, ad oggi permane in ogni caso la necessità di trovare strategie diverse di lavoro per andare incontro all'evoluzione del mercato, e sicuramente il settore della cosiddetta "food photography" è in netta ascesa. Dobbiamo quindi rimanere positivi, attuare dell'economia nel lavoro di tutti i giorni, ma soprattutto credere ancora fino in fondo nel nostro mestiere» conclude Vilma Pillon.

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