Zaia: «Le frontiere vanno riaperte: cinema e teatri dal 15 giugno»

Ospite del punto stampa di venerdì 5 giugno il dottor Paolo Navalesi, guru della Terapia intensiva. «Clinicamente il Coronavirus non c'è più oggi in Veneto»

Il professor Navalesi durante il punto stampa di venerdì 5 giugno

«Siamo preoccupati perché non c'è chiarezza sulla riapertura delle frontiere. Non vogliamo passare per quelli che pensano solo al denaro, c'è massima responsabilità da parte nostra ma le frontiere vanno riaperte. I politici austriaci non possono continuare a remarci contro. Non siamo gli untori d'Europa. Abbiamo avuto la sfortuna di aver affrontato il Coronavirus prima di tutto il resto del mondo occidentale. Siamo stati dei pionieri quando ancora non c'erano istruzioni per la gestione del Covid-19. Chi è venuto dopo di noi ha avuto il lavoro facilitato. E' giusto rendere omaggio al nostro personale sanitario per il lavoro di questi mesi ma le frontiere devono essere aperte. Non possiamo continuare a pettinare le bambole».

Con queste parole il Governatore del Veneto, Luca Zaia, è tornato sul tema del turismo e delle riaperture in vista della stagione estiva. «Il nostro rapporto con le altre Regioni è solido, l'Italia è pronta ad accogliere tutti i turisti che vogliono venire da noi» ha continuato Zaia. Altro tema cruciale ha riguardato le prossime riaperture in Veneto: «Se i dati medici sul contagio continueranno come in questi giorni per fine giugno conto di chiudere la partita delle ordinanze e delle riaperture - ha aggiunto Zaia - L'ipotesi resta quella di riaprire cinema e teatri dal 15 giugno». Entro fine mese la Regione sta lavorando anche a un possibile via libera per sale gioco ed eventi che prevedono assembramenti più ampi di persone: dalle fiere fino alle sagre locali, con tutte le nuove norme che ne conseguiranno per la riapertura in sicurezza. «Rispetto al Mes non deve decidere il Veneto - è stato un altro tema caldo affrontato oggi da Zaia - spetta al Governo decidere se adottarlo o meno. Non spetta a me e non voglio fare polemica su questo argomento». Paolo Navalesi, originario di Genova, guru della Terapia intensiva, è stato ospite del punto stampa di venerdì 5 giugno. Zaia gli ha riconosciuto il merito di essere stato il primo medico al mondo a far notare che il Coronavirus non era una semplice polmonite portando alla luce il problema delle trombosi nei ricoverati post Covid-19. E' stato un faro nella presa in carico dei pazienti delle terapie intensive. «Terapia intensiva è simbolo, in parte, di una sconfitta del sistema - ha esordito Navalesi - Abbiamo avuto uno dei migliori rapporti in Italia tra ricoveri e reparti di Terapia intensiva. Se devo guardare i dati sanitari di oggi relativi al contagio, clinicamente il Coronavirus non c'è più in Veneto. Il problema è sotto controllo, dobbiamo mantenere comportamenti virtuosi ma dal mio punto di vista il Covid è niente in questo momento. Nulla di quello che è successo in questi mesi però me lo sarai mai aspettato. Ho guardato al virus con occhi di bambino, è stato un qualcosa che non avevo mai visto e spero di non dover rivedere mai più».

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