Il Coronavirus non ferma i lavori antisismici all'ospedale di Costa

Squadre ridotte, utilizzo dei dispositivi di sicurezza per completare le stanze dei pazienti: «Paura? Quella giusta per non fare cose sbagliate» commentano gli operai al lavoro

In foto gli operai della ditta Setten al lavoro

Quando è arrivata la pandemia i lavori di adeguamento sismico dell'ospedale di Vittorio Veneto erano in pieno svolgimento. Poi la decisione della Regione: trasformare il presidio ospedalierio in un Covid Hospital.

A raccontare l'esperienza di queste dure settimane è il direttore tecnico di cantiere della Setten Genesio, l'impresa di costruzioni con sede a Oderzo, Francesco Cover. «Il gruppo negli anni scorsi è risultato vincitore del bando per l'adeguamento sismico dell'ospedale di via Forlanini: un intervento iniziato nel 2019 che durerà anche per tutto il 2020. Dopo la decisione della Regione di destinare l'ospedale all'emergenza è emersa la necessità di riconsegnare i reparti a cui stavamo lavorando integri, pronti per ospitare, in tempi brevissimi, i nuovi malati». Nessun dubbio sul da farsi. Con il via libera dell'Ulss2 e nel rispetto di tutti i presidi di sicurezza l'impresa opitergina ha deciso di continuare i lavori. «Abbiamo vinto un appalto certo – dice Cover – ma prima di tutto ci tenevamo a dare una mano. Non potevamo, ma soprattutto non volevamo, tirarci indietro: per convertire i reparti c'era bisogno del nostro lavoro. Così il cantiere è stato riorganizzato sulla base delle nuove disposizioni di sicurezza. Ci siamo confrontati con la direzione lavori, i coordinatori della sicurezza e con la direzione sanitaria. Abbiamo radunato gli operai e abbiamo chiesto a ognuno di loro se se la sentissero di proseguire. Dobbiamo davvero ringraziarli perché la disponibilità è stata massima. Poi abbiamo dettato le nuove regole: mai più di una squadra nello stesso spazio, rispetto della distanza di sicurezza, utilizzo dei dispositivi sanitari mascherine FFP2, guanti, occhiali, visiere e guanti. E con questo nuovo assetto siamo andati avanti». In poco tempo gli operai hanno completato una decina di camere dove erano in corso la demolizione di solai, pavimenti impianti e controsoffitti. «Con le forze che avevamo a disposizione - si parla di 15 uomini rispetto ai 35 presenti a regime – abbiamo accelerato per riconsegnare velocemente gli spazi».

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Oltre alle 9 camere gli operai della Setten Genesio hanno messo mano anche a 8 sale d'aspetto in altrettanti piani del blocco A. «Abbiamo lavorato anche nel weekend e comunque sempre quando era possibile cercando di essere presenze silenziose in una struttura dove la situazione imponeva ancora maggiore attenzione e rispetto. Per i pasti ci siamo appoggiati a un ristoratore locale, Gennaro 2000, che ogni giorno ci portava in ospedale il pranzo, sempre nel rispetto di tutti le norme di sicurezza. Abbiamo allestito due box di cantiere dedicati alla mensa e abbiamo disposto anche lì tutti i tavoli in modo tale che le persone potessero rispettare il distanziamento. Una grande esperienza umana, prima ancora che professionale. Paura? Abbiamo avuto quella giusta per non fare cose sbagliate – dice Cover – abbiamo fatto tante riunioni con gli operai e siamo stati chiari: chi non se la sentiva poteva tornare a casa, senza rimproveri o conseguenze, restava solo chi se la sentiva. Sono restati tutti». Anticipatori della fase 2, quella in cui dovremmo lavorare, uscire di casa, convivendo con il virus? «Forse sì. Siamo stati messi nelle condizioni di riorganizzarci velocemente e lo abbiamo fatto. Il capo cantiere Giovanni Spiga ha saputo dare le informazioni giuste e gestire la cosa in modo chiaro e veloce. Abbiamo agito da squadra e ce la stiamo facendo».

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