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In foto: Jiaqi Wang (Riproduzione riservata)

In foto: Jiaqi Wang (Riproduzione riservata)

Coronavirus, lo sfogo del giovane Jiaqi: «Discriminato per le mie origini cinesi»

Italiano, nato a Tortona 22 anni fa, ha vissuto a Oderzo per quasi dieci anni. Oggi studia a Lisbona, in Portogallo, dove è stato vittima di alcuni gravi episodi legati al virus cinese

Il coronavirus sta iniziando a creare una vera e propria psicosi a livello mondiale in questi giorni. Venerdì mattina, 31 gennaio, a Conegliano un utente ha seminato il panico su Facebook scrivendo che il virus si era diffuso anche in Via XXIV maggio. Notizia non vera che ha suscitato rabbia e indignazione con minacce di morte nei confronti dell'autore del post, rimosso poche ore più tardi.

Facebook però è stato teatro anche di un'importante testimonianza condivisa dal 22enne Jiaqi Wang, ragazzo italiano nato a Tortona, in Piemonte. Dopo aver trascorso la sua infanzia a Biella, Jiaqi ha vissuto per una decina d'anni a Oderzo dove si è diplomato con il massimo dei voti all'istituto Sansovino prima di iscriversi al Politecnico di Milano per frequentare la facoltà di Architettura. I suoi genitori provengono dal distretto rurale di QingTian (che significa Campo Azzurro) nella provincia di ZheJiang. Una zona montana, impervia e difficile, con poche risorse economiche, che ha una lunga storia di migrazione verso l’Italia. Jiaqi si è integrato alla perfezione in Italia ottenendo, nel marzo del 2017, la cittadinanza italiana. Affascinato dal Portogallo ha scelto Lisbona come meta del suo Erasmus ed è proprio nella capitale del Portogallo che il giovane 22enne è stato vittima di alcuni gravi episodi di discriminazione nei suoi confronti avvenuti dopo la diffusione del virus.

Negli ultimi giorni è stato vittima di diversi episodi spiacevoli, alimentati dalla paura per il coronavirus. Venerdì 31 gennaio la sua sopportazione ha raggiunto il limite e ha deciso di sfogarsi in un lungo post pubblicato sul suo profilo Facebook: «Camminare per strada, visitare un museo o prendere un mezzo pubblico sta diventando per me motivo di imbarazzo - si legge nel suo appello virtuale indirizzato soprattutto al buonsenso di tutti i genitori - Al mio passaggio vedo persone coprirsi bocca e naso, nei loro volti un’espressione preoccupata ma altre volte hanno un’espressione divertita. Fa male, fa molto male ve lo assicuro. Con dispiacere dico anche che la maggior parte delle persone che hanno compiuto questi atti nei miei confronti sono bambini o adolescenti. Una bravata? No, assolutamente, solo tanta paura per via dell’ignoranza». Con grande intelligenza il messaggio del 22enne non vira verso i toni dell'odio e del rancore per gli episodi subiti. Jiaqi ha scelto la via più logica e intelligente possibile usando quanto gli è accaduto come esempio per un appello nella speranza che episodi simili non avvengano mai più nei prossimi giorni. Ecco perché il giovane ha deciso di rivolgere il suo messaggio soprattutto ai genitori, scrivendo queste parole: «Insegniamo ai bambini che una persona con gli occhi a mandorla non è un virus che cammina. Insegniamo ai bambini la gentilezza e l’educazione. Insegniamo ai bambini a non farsi prendere dalla paura, a non avere paura. Ma insegniamo ai bambini anche come proteggersi, a lavarsi le mani bene, a coprirsi la bocca quando si starnutisce o tossisce. Insegniamo ai bambini ad essere umani. Ma prima di insegnare tutto ciò ai più piccoli, guardiamoci dentro e chiediamoci come siamo noi grandi, perché ho visto adulti deridere gruppi di turisti asiatici chiamandoli “mandria di coronavirus” con i loro piccoli per mano. Tanta tristezza e tanta rabbia. Tutto parte da noi, dobbiamo dare il buon esempio. Vi prego genitori, insegnanti e educatori, parlate con i più piccoli».

Qui sotto il post in versione integrale pubblicato su Facebook da Jiaqi
 

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