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Coronavirus, la denuncia: «Niente tamponi a chi lavora nella ristorazione in ospedale»

L'appello di una dipendente di Serenissima ristorazione, addetta ai pasti al Ca' Foncello: «Il tampone è assolutamente necessario visto le condizioni e l'ambiente in cui lavoriamo»

L'epidemia da Coronavirus non vuole fermarsi nella Marca, anzi, i dati sono in continuo aumento, così come i controlli al personale sanitario operante in ospedale, luogo purtroppo fucina per l'espandersi del contagio da Covid-19. Proprio per questo motivo, nelle ultime ore è giunta alla nostra redazione una lettera-appello all'Ulss 2 e alla Regione Veneto, firmata da una dipendente di Serenissima ristorazione (a nome anche delle colleghe) addetta ai pasti nel reparto del Ca' Foncello, con cui si chiede di provvedere quanto prima ai tamponi anche per i dipendenti della ristorazione ospedaliera. Qui di seguito il contenuto della lettera.

Siamo a addette alla distribuzione pasti nei reparti dell'ospedale Ca' Foncello di Treviso e per questo veniamo a contatto giornalmente, dal mattino fino alle ore 13, con pazienti, operatori sanitari e medici. Nel frattempo i casi di contagio, come si, sa stanno aumentando anche tra gli operatori, i quali scoprono di essere magari positivi grazie al tampone e che quindi prendono di conseguenza le dovute precauzioni. E' da tener conto, però, che non abbiamo in dotazione né indumenti né le protezioni adatte per prevenire il contagio e ci affidiamo perciò al 'fai da te'. Quello che però ci preoccupa di più è il fatto che a noi non viene svolto il controllo tramite tampone, ma noi lo riteniamo assolutamente necessario viste le condizioni e l'ambiente in cui lavoriamo. Chiediamo quindi di essere trattate allo stesso modo di tutti gli altri. Non siamo infatti di categorie diverse, abbiamo anche noi delle famiglie a casa che ci aspettano e potremmo essere potenziali portatrici di questo virus. Non siamo escluse, ma lo siamo per le Istituzioni. Le nostre vite valgono come quelle di chiunque altro ma nessuno ci vuole ascoltare. In ogni caso, dopo le nostre ripetute lamentele e richieste di tutela a gran voce, spero che questo appello possa servire a qualcosa, che giunga a chi oggi ha voce in capitolo.

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