Coronavirus, primo caso all'ospedale di Conegliano

L'annuncio del sindaco Chies e del dg Benazzi. Il paziente è un 75enne ricoverato nel reparto di terapia intensiva. I contagi salgono a 25. Nessun legame con la Geriatria di Treviso

In foto l'ospedale di Conegliano

Primo caso positivo al Coronavirus presso l'ospedale di Conegliano. A darne la notizia è stato il sindaco Fabio Chies in una breve nota pubblicata sulla sua pagina Facebook ufficiale. 

La persona positiva al virus presentava già un caso clinico molto complicato. Il paziente, un 75enne di Orsago, risultato positivo al tampone, aveva forti patologie pregresse. Ricoverato inizialmente a Vittorio Veneto nei primi giorni di gennaio era stato rimandato a casa ma, nei giorni scorsi si è presentato in pronto soccorso a Conegliano con febbre e sentomi riconducibili al virus. Sottoposto al tampone è risultato positivo al Covid-19. Dal pronto soccorso è stato subito isolato e ricoverato nel reparto di terapia intensiva de nosocomio coneglianese in prognosi riservata. Le sue condizioni sono stabili secondo il direttore dell'Ulss 2, Francesco Benazzi. Resta da capire, tramite gli ispettori di igiene pubblica, quali contatti abbia avuto il paziente negli ultimi giorni. Finora tutti i casi registrati nella Marca (quello odierno è la 25esima persona contagiata) erano collegati all'ospedale Ca' Foncello di Treviso ed in particolare al reparto di geratria. Conclude il sindaco Chies: «Sono in contatto costante con l'autorità sanitaria. Non dobbiamo creare allarmismi e vi assicuro che stiamo monitorando in continuo la situazione 24 ore su 24, grazie a tutti per il grande senso civico che state dimostrando, dobbiamo continuare su questa linea di comportamento». A Treviso i pazienti deceduti sono saliti a 3 diventando il primo cluster per numero di ricoveri in Veneto.

Nel corso di una conferenza stampa che si è svolta in mattinata il dg dell'Ulss 2, Francesco Benazzi, ha fatto il punto della situazione per quanto riguarda il Covid-19 nella Marca. Ricostruita la vicenda delle tre vittime trevigiane, tutte con gravi patologie pregresse e risultate poi positive al tampone. La professoressa Mangiò, per ora il "paziente uno", è deceduta a 74 anni per un arresto cardiaco mentre l'83enne e la 97enne, entrambi mancati nei giorni scorsi nel reparto di malattie infettive, erano stati entrambi ricoverati, dimessi e quindi nuovamente ricoverati. «La correlazione tra Covid-19 e queste morti non esiste»: ha sottolineato Benazzi a chiare lettere.

L'obiettivo è quello di concludere la "sanificazione" della geriatria già nel corso della prossima settimana: i pazienti saranno destinati in parte all'ospedale di comunità (palazzina non distante dal reparto di malattie infettive) e in parte a domicilio. Gli anziani saranno selezionati caso per caso, con l'obiettivo di limitare al massimo i contagi. Saranno sottoposti a tampone, nelle prossime ore, tutti i contatti della paziente 97enne che è mancata nei giorni scorsi: l'anziana era ospitata in una casa di riposo di Casale sul Sile e quindi gli operatori e fli ospiti finiranno in isolamento. Attualmente l'Ulss 2 conta 29 positivi al tampone tra i dipendenti: sette medici, dieci infermieri e dodici Oss. Complessivamente in isolamento da famigliari e parenti si contano circa 300 cittadini, tra cui un centinaio con sintomi lievi. Una buona notizia è senza dubbio l'esito del test di tutti i pazienti e gli operatori del reparto di Otorinolaringoiatria: tutti sono risultati negativi. Presenti all'incontro anche alcuni dei sindaci, in rappresentanza delle fasce tricolori della Marca. «Evitiamo di procurare allarme, così facendo si rischia solo di fare del male alle nostre comunità»: ha sottolineato Paola Roma, sindaco di Ponte di Piave.

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