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«Siamo tutti chiamati a fare squadra per non estendere il contagio»

Il punto del governatore del Veneto, Luca Zaia, sull'emergenza Coronavirus

 

«Siamo in un momento nel quale questa emergenza ci tocca da vicino e siamo davanti ad un virus chiaro delle caratteristiche particolari: una bassa letalità e un'altra contagiosità. Siamo tutti chiamati quindi ad un impegno civile di fare squadra per fare in modo che non ci sia l'estensione del contagio perché se il contagio si estende alle fasce più debole come gli anziani che possono avere una salute cagionevole piuttosto che un bimbo immunodepresso potrebbero avere qualche guaio e complicazioni sanitarie non di poco rilievo». Lo ha sottolineato il presidente del Veneto, Luca Zaia.

«Siamo chiamati ad un'azione collettiva di solidarietà -ha detto Zaia- ricordando le norme igieniche da rispettare, e sottolineando che questo per noi può rappresentare una grande chiamata di popolo, un grande segno di civiltà e di responsabilità", dobbiamo quindi tutti osservare le regole fino in fondo, e conservarle bene in mente».

«Oltre a ciò, niente panico, niente paura, niente angosce e continuiamo a fare la vita che abbiamo sempre fatto. Anche da questa vicenda ne verremo fuori il Veneto come sempre dimostrato sarà in grado di superare anche questa emergenza ed essere più bello di prima»: ha concluso.

«Penso che l'Europa sia come al solito latitante. Quando il gioco si fa duro, i duri dovrebbero scendere in campo; evidentemente in Europa non hanno ben chiaro cosa significhi essere una realtà politica in un momento di difficoltà come questa, che non è più una partita di due-tre regioni italiane, ma una partita totalmente Europea». E' il duro j'accuse lanciato oggi dal presidente del Veneto, Luca Zaia, a margine dei lavori della task force della Protezione Civile a Marghera.

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