Coronavirus, Zaia: «In Veneto misure prorogate fino al 15 ottobre»

Venerdì 31 luglio il Governatore del Veneto ha deciso di estendere, con una nuova ordinanza regionale, tutte le norme in vigore fino ad oggi. «Strutture come le Serena vanno chiuse»: ha tuonato, intanto a Dosson scatta la rivolta dei migranti contro la quarantena

Il Governatore del Veneto, Luca Zaia

Il Veneto estende tutte le misure anti-Covid fino al 15 ottobre. Ad annunciarlo, venerdì 31 luglio, è stato il Governatore del Veneto, Luca Zaia: «Il bollettino di oggi ci dice che il virus esiste ancora (ci sono 117 contagiati in più rispetto a ieri mattina), ha cariche virali variabili (c'è chi è più contagioso e chi meno) e abbiamo una quantità di positivi asintomatici importante. Al momento gli ospedali del Veneto non risentono di questi nuovi focolai. Il focolaio alle Serena è stato scoperto grazie a 3 sintomatici su 300 ospiti. Clinicamente non siamo in emergenza ma siamo pronti a qualsiasi evenienza. Non abbiamo smantellato nulla, abbiamo solo tolto alcuni letti nelle terapie intensive. Voglio aspettare ancora qualche giorno per annunciare il nuovo piano di sanità pubblica».

Negli ultimi giorni i focolai Covid in Veneto sono passati da 38 a 45. Sono stati fatti 743 tamponi, 623 per lavoratori di rientro dall'estero e 120 per badanti già testate. «Oggi firmerò la nuova ordinanza che proroga tutte le misure in vigore ad oggi fino al 15 ottobre, data di scadenza dello stato di emergenza nazionale. La nostra ordinanza lascia però una finestra per l'8 agosto in caso un nuovo Dpcm del Governo dovesse cambiare qualcosa nelle prossime settimane. Ai veneti diciamo che per loro non cambia nulla rispetto a quello che c'è già. La caserma Serena è una zona rossa sanitaria per me: io tifo perché gli ospiti se ne vadano dalla caserma. Stamattina ho parlato con il Prefetto di Treviso per capire se si possono prendere nuovi provvedimenti nelle prossime settimane. I richiedenti asilo non devono uscire, penso che quella caserma debba essere gestita in maniera assolutamente severa. Gli ospiti verranno testati con il tampone ogni sette giorni. La comunità deve aver la tranquillità che da quella struttura non uscirà nessuno per i prossimi 14 giorni. Qui si vede se lo Stato esiste oppure no. Strutture come queste devono essere dismesse». Intanto alcuni stranieri, nella serata di ieri, giovedì 31 luglio, si sono ribellati alla quarantena imposta a causa della presenza del focolaio, danneggiando l'infermeria, lanciando mobilio, un computer e una brandina. La situazione è tornata alla normalità grazie all'intervento delle forze dell'ordine.

Si registrano in provincia di Treviso, nel report odierno emesso da Azienza Zero, sette nuovi positivi legati al cluster nell'area dell'ex Ulss 8: si tratta di contatti lavorativi e familiari degli stranieri già in quarantena. Intanto tutti i 45 tamponi effettuati nel reparto di malattie infettive al personale sono risultati essere negativi.

«Ieri i controlli effettuati nel centro di accoglienza nella ex caserma Serena di Treviso hanno portato ad individuare il contagio di 133 delle 293 persone presenti. Ma si doveva aspettare cosi tanto ad effettuare i tamponi? Non era opportuno monitorare prima e tenere la situazione sotto controllo dividendo le persone in piccoli gruppi, riducendo fortemente la possibilità di contagio? Come sorprendersi delle tensioni affiorate oggi, quando le condizioni in cui sono ospitate le persone sono così palesemente contrarie ai protocolli di sicurezza? L’abolizione del sistema Sprar, per cui vanno ringraziati Salvini e la Lega, ha creato i presupposti per questi mega centri di assembramento e le condizioni per potenziali situazioni di conflitto. Io credo sia urgente lo svuotamento in sicurezza della caserma Serena, che rappresenta un modello di accoglienza superato e foriero di problemi per chi è accolto e per chi accoglie. Mettiamo in atto un’accoglienza diffusa, gestibile e a misura della dignità delle persone». Lo afferma Arturo Lorenzoni, candidato presidente del centrosinistra in Veneto.

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