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Il direttore Benazzi al Covid hospital di Vittorio Veneto (Foto d'archivio)

Il direttore Benazzi al Covid hospital di Vittorio Veneto (Foto d'archivio)

Vittorio Veneto: «Covid hospital mai depotenziato, garantiti tutti i servizi»

Il direttore dell'Ulss 2 Marca trevigiana replica alle osservazioni del "Comitato di difesa della sanità pubblica Alta Marca" sulla gestione e futuro dell'ospedale vittoriese

«Quando l'emergenza sanitaria sarà finita, il Covid hospital di Vittorio Veneto, che ha svolto un ruolo fondamentale nel corso della pandemia, vedrà completamente ripristinate tutte le attività e le funzioni, così come previsto dalle schede ospedaliere regionali. In particolare sarà riorganizzata l'attività assistenziale "routinaria", con miglioramento anche del confort visto il prossimo completamento dei lavori strutturali in corso al settimo piano, che non sono stati interrotti neanche durante questa fase di emergenza».

Francesco Benazzi, direttore dell'Ulss2, risponde con queste parole alla nota del Comitato per la difesa della sanità pubblica Alta Marca Trevigiana in merito al futuro del Covid hospital vittoriese. A metà dicembre, il Comitato aveva chiesto spiegazioni all'Ulss sui 4 posti letto di terapia intensiva annunciati a maggio 2020 da Benazzi, esprimendo anche preoccupazione per il futuro del Covid hospital: «Il timore di molti cittadini è che le intenzioni dell'Ulss 2 siano quelle di trasformare il nostro ospedale in una struttura per pazienti non "acuti" (con funzioni prevalentemente poliambulatoriali e riabilitative), mentre per  le patologie acute, anche le più comuni (ad esempio: insufficienze respiratorie e appendiciti), dovremmo tutti rivolgerci ad altri ospedali, che, dopo i tagli di posti letto e di personale messi in atto dalla Regione, non sono nelle condizioni di sopportare alcun sovraccarico assistenziale, con conseguenze per i cittadini in termini di sovraffollamento, aumento delle attese per ricoveri, visite, esami e trasferimenti da una struttura all'altra».

La replica dell'Ulss2 è arrivata in queste ore: «L'ospedale di Vittorio Veneto è e sarà funzionale alla rete assistenziale dell'Ulss 2 che nella gestione ordinaria prevede di garantire tutti i servizi per acuti e che durante eventuali emergenze necessariamente si riorganizza, in una logica provinciale e regionale, al fine di fornire la migliore risposta possibile in termini di assistenza ai cittadini. Un'importante fase organizzativa riguarderà le attività chirurgiche in generale (Orl, Chirurgia generale, Ortopedia) e le attività di day e week surgery a carattere provinciale - continua Benazzi - Inoltre verrà attivata l’unità operativa di Chirurgia maxillo facciale, che andrà a potenziare l’eccellente offerta specialistica afferente al distretto chirurgico testa-collo.  Nel nosocomio vittoriese sono stati attivati, per far fronte all’emergenza Covid, dodici posti letto di terapia intensiva, ampliabili sulla base delle necessità. Per quanto concerne, invece, l’attivazione dei quattro posti letto di terapia intensiva previsti dalla programmazione regionale, tale intervento rientra nelle procedure emergenziali seguite dal Commissario Arcuri. Attualmente è in corso la fase di progettazione. L'ospedale vittoriese - conclude il direttore generale - non solo non è stato depotenziato in questi anni, come qualche Cassandra periodicamente sostiene, ma è stato costantemente oggetto di interventi milionari per il miglioramento sia in termini assistenziali che strutturali, ultimo dei quali quello relativo all’adeguamento sismico. La sanità del terzo millennio, organizzazione ospedaliera in primis, non può che basarsi su logiche di rete e su modelli organizzativi del tipo hub&spoke».

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