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Mercoledì, 28 Febbraio 2024
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Edilizia in crescita nella Marca, soffrono commercio e ristorazione

Report della Camera di Commercio sulla demografia d’impresa nelle province di Treviso e Belluno. Le sedi d’impresa risultano in crescita in entrambe le province: +89 a Treviso e +25 a Belluno

Al 30 settembre 2022 le sedi d’impresa delle province di Treviso e Belluno, risultano in crescita rispetto allo scorso trimestre (rispettivamente +89 e +25 unità). Il confronto con lo stesso periodo dell’anno precedente ci restituisce una situazione divergente tra le due province: nella Marca le sedi d’impresa risultano in crescita (+212) mentre nel Bellunese sono in contrazione (-75). Le unità locali (da intendersi le filiali d’impresa, anche con sede fuori provincia) continuano invece a crescere su entrambi i territori, per tutti i periodi considerati: su base trimestrale si contano +62 unità a Treviso e +27 a Belluno, che diventano rispettivamente +275 e +106 su base annuale.

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Le sedi d’impresa artigiane evidenziano analogo andamento descritto per le sedi d’impresa totali: crescono rispetto al trimestre precedente nella Marca (+30) e rimangono pressoché stazionarie nel bellunese (+5), ma dal confronto con l’anno precedente risultano in crescita solo a Treviso (+161), mentre a Belluno la consistenza è in flessione (-48 aziende artigiane). E’ soprattutto il comparto dell’edilizia (+238 sedi nelle costruzioni e +123 agenzie immobiliari) a sostenere il trend di crescita su base annua delle imprese in provincia di Treviso. Anche a Belluno, pur nel contesto di un saldo negativo, il comparto, tra settembre 2021 e settembre 2022, cresce di +22 sedi d’impresa (di cui +17 agenzie immobiliari). Le costruzioni risultano pressoché stabili su base annua (+5 imprese), con un netto recupero su base congiunturale (+13).

Il commento

«I dati della demografia d’impresa al 30 settembre tornano ad evidenziare le tendenze già commentate nel trimestre precedente: il comparto dell’edilizia continua a trainare la crescita delle imprese su base annua, soprattutto a Treviso – sottolinea il Presidente della Camera di Commercio di Treviso-Belluno|Dolomiti, Mario Pozza - ancora per effetto dei vari incentivi che hanno “drogato” la domanda e saturato la capacità produttiva del comparto: nel trevigiano si contano +238 unità nelle costruzioni e +123 agenzie immobiliari. Nel bellunese le cifre, più contenute, evidenziano una crescita di +17 sedi per le agenzie immobiliari e +5 per le costruzioni. Dall’altro lato, continua la sofferenza del commercio al dettaglio, con chiusure che vanno ad impoverire il tessuto urbano: su base annua Treviso ha perso 103 esercizi commerciali, Belluno -39.  Considerando il triennio, nel periodo che va da settembre 2019 a settembre 2022 Treviso ha perso oltre 270 negozi, quasi 100 ne ha persi Belluno.

L'alloggio e ristorazione - prosegue Pozza - esce dal periodo critico della pandemia: il recupero però è asimmetrico, risultano premiate le imprese dell’ospitalità (+15 imprese a Belluno e +13 a Treviso) mentre la ristorazione presenta un bilancio annuo negativo (-20 imprese a Belluno, -73 a Treviso). Nel manifatturiero si continua a registrare questa doppia tendenza della contrazione delle sedi, in parallelo alla crescita delle filiali, frutto di processi di concentrazione, acquisizione, plurilocalizzazione. I numeri sono questi - spiega Pozza -: Treviso perde 62 sedi d’impresa, ma guadagna 48 filiali; analogamente, Belluno perde 29 sedi d’imprese ma guadagna 8 filiali. Ma fin qui è quanto successo fino a settembre. Temo che nei prossimi mesi, e soprattutto con il giro di anno, la nati mortalità d’impresa potrà peggiorare - è la preoccupazione del Presidente: bisogna intervenire in fretta per mitigare gli effetti dei rincari energetici. Continuo ad incontrare esercenti che, nella disperazione, mi comunicano che sono costretti a chiudere e a lasciare a casa i propri collaboratori - evidenzia il presidente Pozza -. Famiglie che rimangono senza reddito, città che si svuotano, centri che rimangano senza i negozi di vicinato, filiere d’impresa che si interrompono. Ribadisco che bisogna fare presto. Il sistema camerale è presente e sollecita il nuovo Governo a proteggere chi fa impresa. Sono necessari interventi per oggi, ma anche una visione strategica di lungo periodo sulla politica energetica nazionale, dopo i tanti errori commessi in passato».

Provincia di Treviso

Al 30 settembre 2022 lo stock di imprese attive della provincia di Treviso risulta pari a 79.827 unità. Buona parte della crescita annua, pari a +212 sedi d’impresa, risulta concentrata nel terzo trimestre dell’anno (+89 unità). Anche la consistenza delle filiali d’impresa, pari a 18.872 unità locali, evidenzia un trend in costante aumento negli ultimi tre anni: lo stock è cresciuto di +62 unità tra giugno e settembre 2022, di +275 unità su base annuale e di +850 unità da settembre 2019.

La dinamica descritta per le sedi d’impresa si adatta anche all’andamento delle imprese artigiane che risultano costituite da 22.742 unità e crescono di +161 unità rispetto a settembre 2021, di cui +30 unità concentrate tra giugno e settembre 2022. Il bilancio è positivo anche con riferimento alla situazione pre-Covid (+79 rispetto a settembre 2019). I settori trainanti su base congiunturale e su base annua sono le costruzioni, le attività immobiliari e le attività di supporto alle imprese. L'edilizia continua a sostenere la crescita complessiva delle imprese provinciali: guadagna +38 sedi tra giugno e settembre 2022 per un complesso di +238 su base annua, in prevalenza artigiane (+195). All'incremento dell’edilizia si affianca quello dei servizi alle imprese ed in particolare delle attività immobiliari (+36 sedi nel trimestre e +123 su base annua) a cui si aggiungono le attività finanziarie e assicurative (rispettivamente +30 e +94). Importante anche la crescita annuale delle attività di noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese (+79, di cui +33 per le attività di servizi per edifici e paesaggio) e le attività professionali, scientifiche e tecniche (+72). In crescita anche il comparto dei servizi alle persone che guadagna +31 unità nell’ultimo trimestre per un totale +58 unità su base annua con incrementi che coinvolgono tutte le singole attività del comparto. La crescita artigiana è invece concentrata nelle altre attività dei servizi (+12 unità rispetto a settembre 2021) che ricomprendono le attività di parrucchieri ed estetisti. Il settore dell’alloggio si mantiene di poco sopra alla stazionarietà guadagnando +13 sedi d’impresa e +20 filiali dipendenti nell’ultimo anno, di cui rispettivamente +4 e +9 dallo scorso giugno.

Al contrario le attività dei servizi di ristorazione risultano in flessione: di -19 imprese su base congiunturale, di -73 su base annuale, tendenza appena mitigata dalla crescita della componente artigiana. Il manifatturiero evidenzia un andamento negativo nel suo complesso: perde su base annua -62 sedi d’impresa, ma guadagna +48 filiali dipendenti. La flessione annuale delle sedi è determinata quasi interamente dalle imprese artigiane (-55), concentrate in particolare nel sistema moda (-29) e nel legno-arredo (-26). Sono le imprese dedite alle attività di riparazione, manutenzione e installazione di macchine ed altre apparecchiature ad attenuare la flessione, tanto per le artigiane (+16 sedi), quanto per le imprese nel complesso (+26 sedi). Il commercio risulta il settore in maggiore sofferenza con una perdita di -217 sedi rispetto all’anno precedente (di cui -103 relative al commercio al dettaglio), che portano la flessione nel triennio a -538 sedi d’impresa (di cui -271 nel commercio al dettaglio). Tale contrazione risulta compensata solo in minima parte dalla crescita di filiali dipendenti (+22 rispetto a settembre 2019). Anche nel trimestre in esame il comparto ha perso 30 sedi d’impresa. In flessione anche il numero di imprese nell’agricoltura: -53 sedi d’impresa rispetto a settembre 2021, di cui quasi la metà nell’ultimo trimestre, e -208 unità da settembre 2019.

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