Dipartimento di Salute Mentale: ecco un bilancio a 40 anni dalla Legge Basaglia

"Quella legge – ricorda Gerardo Favaretto, Direttore del Dipartimento di Salute Mentale - fu il risultato non solo dell’azione umanizzante e pioneristica del grande psichiatra veneziano ma anche di un profondo cambiamento culturale e di civiltà"

TREVISO Il Dipartimento di salute mentale dell’Ulss 2 “celebra” i 40 anni della Legge Basaglia, che ha riformato l’assistenza alle persone con problemi psichici, riunendosi in assemblea giovedì. “Quella legge – ricorda Gerardo Favaretto, Direttore del Dipartimento di Salute Mentale - fu il risultato non solo dell’azione umanizzante e pioneristica del grande psichiatra veneziano ma anche del profondo cambiamento culturale e di civiltà che, a partire dalla psichiatria, coinvolse l’intero servizio sanitario e la società tutta. A quarant’anni dalla legge ci sono manifestazioni e si fanno bilanci in tutt’Italia. Anche a Treviso, in occasione del quarantennale viene convocata l’assemblea del Dipartimento con l’obiettivo di rappresentare cos’è successo in questi anni nel nostro territorio: dal manicomio di Sant’Artemio e relative case di salute alla rete dei servizi e all’assistenza fondata sulle persone. Dall’esclusione alla partecipazione, dal silenzio e dall’emarginazione alla condivisione e alla parola”.

“La salute mentale è presupposto fondamentale per la salute di noi tutti, per questo intendiamo potenziare ulteriormente il nostro impegno, sul fronte dei servizi rivolti alle persone con problemi psichici, a cominciare dai giovani - sottolinea il direttore generale dell’Ulss 2, Francesco Benazzi - Un grazie particolare, per tutto ciò che sul territorio riusciamo a fare, va rivolto alle famiglie e alle associazioni, che rappresentano un importantissimo supporto al nostro lavoro. Un ringraziamento va rivolto anche a tutti gli operatori del Dipartimento che con il loro impegno quotidiano permettono al Veneto, a quarant'anni anni dalla Legge Basaglia, di essere tra le Regioni che meglio sono riuscite a strutturare la presa in carico delle persone con problemi psichici”.

L’ATTIVITA’: Il Dipartimento di salute mentale eroga oggi oltre 160.000 prestazioni all’anno, rivolte a 13.500 persone che risiedono nel territorio dell’Ulss 2. Persone e famiglie coinvolte in programmi terapeutici e riabilitativi vengono seguite da sette Centri di salute mentale, molti dei quali acquistati o costruiti grazie alle risorse provenienti dalla vendita del Sant’Artemio. Quasi 1000 l’anno i ricoveri presso i cinque Servizi ospedalieri di diagnosi e cura, collocati nei diversi ospedali della provincia (Treviso, Oderzo, Conegliano, Montebelluna), per un totale di 14.500 giornate di degenza. “Di questi 1000 solo una ridottissima percentuale – rileva Favaretto - avviene a seguito di un trattamento sanitario obbligatorio, a testimonianza del fatto che le persone possono e debbono essere curate con il loro consenso: la loro collaborazione è un valore aggiunto”.

Molto significativa, nel territorio dell’Ulss 2, anche la presenza di strutture riabilitative così come il numero di persone che beneficia di percorsi nelle comunità e nei centri diurni. Vanno ricordati, inoltre, i percorsi di supporto e di inserimento al lavoro che riguardano, mediamente, oltre 250 persone l’anno, le attività di sensibilizzazione e promozione alla salute, la cura e l’intervento nei Disturbi del comportamento alimentare che ha visto coinvolti – nel 2017 - quasi 400 giovani, specialmente ragazze. Nell’Ulss 2 sono attive associazioni dei familiari (Aitsam e Psiche 2000) e associazioni degli utenti (Il sole di notte), fondamentali per l’attività del Dipartimento di salute mentale.

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L’ASSEMBLEA: “L’assemblea – conclude Favaretto - discuterà delle varie attività ma, anche, di quanto resta ancora da fare. Per non tornare indietro, per chiudere per sempre le porte di quel manicomio che non c’è più, va sostenuta l’attività della salute mentale, vanno supportate le famiglie, le comunità locali, vanno messi in atto interventi di provata efficacia. In questi anni nella provincia di Treviso c’è stata una grande trasformazione di civiltà e solidarietà ma anche di qualità della cura e rispetto della persona. Nessuno oggi può permettere che si torni indietro”.

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