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Attualità Santa Lucia di Piave

Alla casa di soggiorno Divina Provvidenza i nonni si mobilitano a sostegno del popolo ucraino

Mercoledì è stato organizzato un momento di preghiera comunitaria, nel parco della struttura, che si è aperto con la lettura da parte di un ospite della poesia di Gianni Rodari "Promemoria"

Gli anziani ospiti della Divina Provvidenza vivono con grande emotività ed apprensione la guerra in Ucraina. La casa di riposo è una comunità all'interno delle comunità civili e nazionali. Le persone che ci vivono non sono fuori dal mondo, chi ha la salute s’informa, segue i fatti di attualità quotidianamente attraverso i media. Inoltre nella Casa ci sono due dipendenti ucraine, le quali hanno parenti nel loro Paese e stanno vivendo momenti di angoscia e tristezza.

«Tante volte, soprattutto prima del Covid, la nostra casa di soggiorno era luogo di aggregazione e di riflessione, feste, concerti, balli – afferma il Direttore Marco Sossai -  ma è sempre stata e deve riprendere ad essere luogo dove la comunità entra e si racconta, luogo dove si vive la storia: passata fatta di ricordi, presente e futura fatta dai racconti delle famiglie. Proprio perché la nostra casa non è un’ isola, ma appunto comunità nella comunità, oggi non possiamo essere indifferenti. Gli sguardi delle colleghe ucraine ci fanno vivere in modo tangibile il dramma di questo popolo».

Così ieri, mercoledì 2 marzo, è stato organizzato un momento di preghiera comunitaria, nel parco della struttura, che si è aperto con la lettura da parte di un ospite della poesia di Gianni Rodari "Promemoria": se oggi parliamo di guerra, ci siamo dimenticati quell'insegnamento che l'autore voleva lasciarci. Don Rino, il cappellano della Casa, ha accompagnato gli ospiti ed il personale nella preghiera. Sono state accese due lampade, poste sopra una teca contenente reperti bellici della Grande Guerra. Un gesto simbolico appoggiare la luce della speranza di pace sopra oggetti bellici. La teca è posta ai piedi dei pennoni dove sono state issate tre bandiere: quella italiana, quella ucraina e quella della pace. Una lanterna è rimasta lì, l’altra è stata portata in cappella a dimostrazione del pregare insieme, sostenere le nostre comunità, italiana ed ucraina, nell’affrontare questo terribile momento insieme, compatti, affidandosi a Dio.

«Nei prossimi giorni, vogliamo essere ancora più vicini al popolo ucraino e ai nostri colleghi ed operatori – spiega Sossai -, portando aiuto concreto al loro popolo. Ci attiveremo attraverso canali ufficiali (Caritas) per raccogliere denaro, medicinali, generi alimentari e destinarli sia ai profughi che arriveranno nei nostri paesi sia per portare aiuto in loco». Inoltre sarà messo in atto un altro piccolo, ma significativo gesto: sarà abbassata di qualche grado la temperatura dei termostati soprattutto in determinate fasce orarie e, durante il ricambio d’aria di una stanza, il riscaldamento verrà spento. «Piccoli ma grandi gesti concreti per essere operatori di pace» chiosa il Direttore. 

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