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Don Ciotti in visita al Ceis di Treviso

Don Ciotti in visita al Ceis di Treviso

Don Ciotti in visita al Ceis di Treviso: «La lotta alla droga si può vincere»

Il prete simbolo dell’antimafia ha voluto incontrare utenti, famiglie e operatori della cooperativa trevigiana punto di riferimento per la cura delle tossicodipendenze

Don Luigi Ciotti, fondatore del gruppo Abele e dell’associazione Libera Contro le Mafie, ha fatto visita alla comunità terapeutica del Ceis Treviso, realtà che da più di trent’anni si occupa di accogliere e accompagnare nella riabilitazione persone che incontrano la tossicodipendenza.

Il presbitero originario di Pieve di Cadore ha voluto incontrare gli utenti, le loro famiglie, gli operatori e i volontari del CEIS Treviso, riservando a ciascuno un gesto d’incoraggiamento. L’incontro è stato possibile anche grazie alla collaborazione fra il Ceis Treviso e l’associazione Libera. Come ha ricordato ad inizio incontro Marco, uno degli operatori della cooperativa trevigiana, il Ceis ha creato dei percorsi di educazione alla legalità che sono parte integrante del percorso di riabilitazione degli ospiti della comunità, e da qualche anno gli stessi partecipano anche ai campi estivi di Libera nei terreni confiscati alle organizzazioni criminali. «È giusto che chi fa uso o ha fatto uso di sostanze capisca che c’è qualcuno che si arricchisce in maniera terribile sfruttando le sue fragilità come le mafie. Ed è fondamentale far vedere che c’è un modo diverso di reagire, fatto di impegno e di speranza» è stato detto in apertura dell’incontro.

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Poi è stata la volta di Don Ciotti, che ha ricordato gli inizi del suo impegno nel campo delle dipendenze: «Negli anni 60 non c’era ancora stato il boom dell’eroina. Le droghe erano principalmente un mix di alcool e farmaci e chi veniva assistito da un medico doveva andare poi in carcere o in un ospedale psichiatrico. Grazie alle prime esperienze di strada e le mobilitazioni di familiari e persone sensibili sono nati i Sert e realtà come il Ceis. Tutto quello che abbiamo fatto è stato possibile perché eravamo un noi. Oggi l’Italia è in mano a navigatori solitari, uomini deboli che fanno credere di essere forti. Tutto quello che ho imparato nella mia esperienza è che siamo fragili, ma è nello spirito di comunità che si trova la forza per fare grandi cose». Necessaria poi una riflessione sugli ultimi fatti di cronaca che hanno svelato un ritorno, anche letale, dell’utilizzo di sostanze fra i giovanissimi. «Qualcuno credeva veramente che il problema delle droghe fosse superato?» ha chiesto ai presenti Don Ciotti. «I giovani oggi però non sono come li dipingiamo. Ogni volta che succede un fatto triste come la scomparsa di un ragazzo o una ragazza per colpa di queste sostanze i suoi compagni mi chiedono di incontrarli. Ne nascono assemblee con centinaia di giovani in cui non vola una mosca. E le riflessioni dei giovani sono di una profondità incredibile, per certi versi molto più profondi di come eravamo noi». Infine l’appello più sentito da parte del fondatore di Gruppo Abele e di Libera: «Non lasciatevi vivere, non pensate mai di non potercela fare o di essere soli. Riempite la vita di emozioni vere, riempite la vita di vita».

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