Confartigianato, l'appello: «La ripartenza non sia peggio della chiusura»

Non usa giri di parole per esprimere la sua preoccupazione per il futuro del comparto Enrico Maset, presidente di Confartigianato Vittorio Veneto, in vista della Fase 2

Il presidente di Confartigianato Vittorio Veneto lancia l'allarme sulla tenuta delle imprese

«Sono 724 le imprese che hanno chiuso i battenti nel primo trimestre del 2020 secondo i dati della Camera di Commercio di Treviso-Belluno, periodo nel quale l’emergenza Covid-19 non aveva ancora avuto modo di esprimere i suoi effetti sulla vita delle aziende, e dato peggiore dal 2013. Da metà marzo a metà aprile l’artigianato nazionale ha perso in stima circa 7 miliardi di euro di fatturato. Se mettiamo assieme questi due dati e li proiettiamo nei prossimi mesi, il rischio di una ecatombe delle piccole e micro imprese è una mezza certezza».

Non usa giri di parole per esprimere la sua preoccupazione per il futuro del comparto Enrico Maset, presidente di Confartigianato Vittorio Veneto. Le imprese ora si stanno avvicinando al periodo in cui, sia pure con notizie ancora confuse, potranno riaprire tutte, iniziando quindi quella fase di “riaccensione dei motori” che dovrà portarle se non alla normalità, che forse non tornerà più, almeno ad un’operatività di massima. «Ciò comporterà inizialmente un aumento dei costi per la messa in sicurezza covid-19 dei locali e dei cantieri: sanificazione dei locali, mascherine, guanti, visiere, termometri, sanificanti e detergenti, e chi più ne ha più ne metta dovranno essere acquistati e messi a disposizione di dipendenti e clienti. Faremo naturalmente tutto quanto sarà necessario per salvaguardare la salute dei collaboratori e dei clienti, ma dobbiamo stare attenti che la cura non uccida il malato. Da parte nostra abbiamo attivato delle convenzioni per garantire le forniture in modo unitario ed a prezzi concorrenziali, ma chiediamo che si guardi con attenzione al nostro mondo che ha delle caratteristiche che lo pongono in condizioni di favore nel rispettare le regole».

«Tre specificità che portano a terra un dibattito sulle condizioni della riapertura che rischiano di essere fuorvianti: il 60% dell’artigianato Veneto è costituito da ditte individuali e quindi senza dipendenti; il 40% del nostro manifatturiero non ha dipendenti ma è costituito da titolari, soci e collaboratori familiari. Persone che lavorano da soli oppure con i propri familiari e che quindi possono applicare quanto richiesto in sicurezza e semplicità; il nostro manifatturiero con dipendenti, con una media di 4,5 dipendenti, è una straordinaria rete di piccole imprese distribuite uniformemente nel territorio regionale (il 70% dedicato alla subfornitura -circa 20 mila con 100 mila addetti, linfa vitale per le tante produzioni del made in Italy). I loro dipendenti abitano nella maggior parte dei casi nello stesso comune dell’impresa o in quelli limitrofi e si recano al lavoro con mezzi propri. Non c’è nessun problema di mezzi pubblici o modalità di arrivo scaglionate. Un Comparto che è in grado di garantire gli standard previsti dal protocollo sicurezza del 14 marzo anche grazie al supporto del Comitato paritetico per la sicurezza di settore - COBIS; il nostro mondo delle costruzioni, con l’applicazione corretta delle misure stabilite dal protocollo dello scorso 24 marzo dedicato al settore, è in grado, per la naturale strutturazione dei cantieri, di assicurare le adeguate condizioni di sicurezza. Come del resto ha sempre fatto in materia di sicurezza sul lavoro grazie al supporto dell’organismo paritetico di settore artigiano – CPR». Infine, il tema della liquidità. Si parla di contributi ma, fa notare l’Associazione Artigiani Vittoriese, finora si è visto solo indebitamento. Si è sentito parlare di bazooka, cannoni e bombe atomiche ma i piccoli imprenditori sono impastoiati in documenti, carte, allegati ed autocertificazioni per ottenere dalle banche i sudati 25 mila euro garantiti al 100% dallo Stato che comunque dovranno essere restituiti con gli interessi. «Ci auguriamo infine –conclude il presidente Maset- che non ci siano atteggiamenti fuorvianti da parte degli Istituti di credito su questa partita. Da parte nostra vigileremo, chiedendo ai nostri Associati di informarci su ogni comportamento non in linea con quanto stabilito dai regolamenti».

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