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Tassisti trevigiani fermi per 48 ore: adesione allo sciopero nazionale

Martedì 5 luglio presidio a palazzo Chigi, mercoledì assemblea unitaria alla Legacoop di Marghera per confermare il no al ddl concorrenza. Possibili disagi nel capoluogo di Marca

Alla mezzanotte del 5 luglio è scattato il “fermo” di 48 ore dei TAXI in tutta Italia. Uno stop straordinariamente lungo perché la posta in gioco è alta.
La mobilitazione di Confartigianato TAXI porterà un centinaio di tassisti (tra i quali anche colleghi dei taxi acquei di Venezia ed alcuni gondolieri) al presidio nazionale davanti a Palazzo Chigi. E, la mattina del 6 luglio, presso la sede della LegaCoop del Veneto a Marghera si terrà una assemblea Unitaria delle maggiori sigle regionali ossia: Confartigianato, LegaCoop, Confcooperative, Fita Cna, Uritaxi. Tutte unite per dire No al DDL “Concorrenza” che interviene pesantemente sul settore trasporto pubblico non di linea che è un settore dove coesistono piccole e micro imprese, localizzate territorialmente, in ragione del servizio di trasporto pubblico erogato a favore e nell’interesse di utenza locale in modo integrativo e complementare al servizio di Trasporto Pubblico Locale.
Ricordo che il regime delle licenze e delle autorizzazioni – di fatto – impedisce la formazione di monopoli in quanto vi è un limite oggettivo al cumulo, che è vietato nel servizio taxi e limitato nel servizio NCC. Le tariffe sono amministrate e vi sono obblighi minimi di servizio a tutela dell’utenza. Il servizio ha livelli di regolazione analoghi in tutta Europa e nel Mondo.
Con questo provvedimento il Governo intende ottenere una delega in bianco, con l’unico obiettivo a quanto pare, di consentire a piattaforme multinazionali globalizzate di monopolizzare la domanda con una intermediazione sregolata, che verosimilmente costringerà i vettori ad accettare condizioni di erogazione del servizio in contrasto con la tutela del lavoro, lo sviluppo dell’artigianato e della cooperazione, eludendo il principio di competenza esclusiva e sussidiaria delle Regioni e minando la responsabilità sociale a cui deve tendere la libera iniziativa privata. Nonostante le ripetute richieste delle Associazioni di categoria, negli ultimi sette mesi non è stato possibile un reale confronto con il Governo.
Questa straordinaria mobilitazione si propone di evitare di perdere una ulteriore occasione per una riforma virtuosa del settore, rispondendo solo a logiche economiche che nulla hanno a che fare con il servizio pubblico erogato, che attualmente viene offerto senza costi per la collettività.
La richiesta di stralcio dell’art. 10 (ex.art.8 nelle precedenti versioni del testo) è mossa dalle seguenti ragioni:
·        Il provvedimento non entra adeguatamente nel merito della necessaria regolazione delle piattaforme, la diversità tra chi fa intermediazione senza responsabilità nel trasporto e chi – attraverso forme organizzative costituzionalmente tutelate dall’articolo 45 della Costituzione – effettua interconnessione tra domanda e offerta.
·        Non riconosce adeguatamente alle Regioni e ai Comuni il ruolo che spetta loro in virtù dell’articolo 117 della Costituzione, anzi sembra volerne limitare le competenze.
·        Non individua un percorso di confronto e condivisione con la Conferenza Unificata prevedendo la formula “sentita la..” e non “previa intesa con..”.
·        Non si pone la giusta attenzione al livello professionale degli addetti. Vengono indicati solo generici standard qualitativi più elevati, trascurando sicurezza, qualità e trasparenza, propri del servizio pubblico.
·        Non pone reali obiettivi ci carattere ambientale in linea con il processo di transizione ecologica, individuando risorse che si potrebbero ottenere riaggiornando la legge 12/2019 sulla base di principi che facciano riferimento all’ utilizzo dei veicoli a basso impatto ambientale, individuando servizi innovativi che abbiano l’obiettivo di ridurre i costi per l’utenza e con il fine di ridurre il carico inquinante, ottimizzando l’uso dei veicoli attraverso la condivisione e l’integrazione dei percorsi.
·        Non pone limiti alla libera iniziativa privata trascurando la responsabilità sociale che l’eccesso di intermediazione sminuisce a scapito del mero profitto.

·        Non istituisce il Registro Elettronico Nazionale (REN) e le relative targhe professionali.
Infine la riforma appare più utile a risolvere un problema locale e territorialmente circoscritto, a discapito invece di esempi virtuosi che in tutto il territorio nazionale hanno consentito uno sviluppo ordinato e proficuo per l’utenza.

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