Lavoratori "fantasmi": flashmob contro il Governo a Casale sul Sile

La protesta è andata in scena mercoledì 13 maggio. I manifestanti hanno realizzato delle sagome di cartone per ogni categoria in difficoltà. Appello alle istituzioni

Il flashmob organizzato dai lavoratori nella giornata di

Mercoledì 13 maggio cittadini, dipendenti, imprenditori e numerose altre categorie in difficoltà a causa dell'attuale emergenza sanitaria si sono date appuntamento a Casale sul Sile per manifestare contro il Governo, definendosi: «stanchi, stremati ed inermi di fronte al peso di responsabilità e scelte altrui».

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Lavoratori e commercianti scesi in piazza hanno protestato posizionando delle sagome di cartone accompagnate dalla scritta "Caro Stato, o ci aiuti o diventeremo fantasmi". «L'emergenza economica che ci aspetta - commentano i manifestanti - è dello Stato ed è legata sempre e solo a interessi speculativi. Fino ad oggi lo Stato è rimasto una figura inesistente, troppi cittadini vivono ancora nell’incertezza di come e quando potranno tornare a lavorare. Molti imprenditori non sanno quando e come potranno riaprire le proprie attività. La cassa integrazione promiscua, gli aiuti economici promessi non vengono erogati a causa di una burocrazia fangosa e deprimente. Tutto diventa un'opportunità per svuotare le tasche alle persone o per ipotecare i sacrifici di una vita di lavoro senza alcun rimorso o compassione - spiegano i manifestanti - Tasse, bollette e affitti: tutto è stato solo rimandato e non cancellato. I generosi finanziamenti promessi, creeranno solamente debiti su debiti per dissanguare aziende impegnate a tutelare i propri dipendenti. Basta false promesse - concludono i manifestanti - le nostre necessità sono chiare e le risposte dello Stato devono esserlo altrettanto. Non siamo criminali da sanzionare ad ogni possibile occasione per riempire le tasche pubbliche. Non chiediamo la carità ma chiediamo di poter lavorare perché siamo un popolo di lavoratori e abbiamo la nostra dignità. Il lavoro è un diritto tanto quanto la libertà di parola e, dall'inizio dell'emergenza, ci sono stati negati entrambi».

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