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Comuni trevigiani chiedono 24 milioni di euro, lo Stato gliene vuole dare 10

Pubblicata mercoledì 18 novembre l'ordinanza del Consiglio di Stato, nuovo atto della vicenda giudiziaria sul Fondo di solidarietà 2015. Il commento di Mariarosa Barazza

I Comuni della Marca chiedono indietro allo Stato 24 milioni di euro (precisamente 24.575.225,47) sul riparto del Fondo di Solidarietà 2015. Lo Stato vorrebbe restituirne poco meno di 10 (precisamente 9.824.521,10). Forse.

Ma il Consiglio di Stato, che aveva in mano l’ultimo passaggio della lunga vertenza, non ha però potuto decidere perché non ha capito quali criteri abbia usato l’Avvocatura generale dello Stato per dimezzare la somma richiesta dai Comuni trevigiani. E così ha domandato chiarimenti all’organo legale dello Stato con l’ordinanza pubblicata oggi (n. 7164/2020) a seguito dell’udienza dell’11 novembre scorso. «A due anni da una sentenza passata in giudicato l’Esecutivo non riesce a rispettare un provvedimento della magistratura amministrativa - commenta Mariarosa Barazza, presidente dell'associazione Comuni della Marca trevigiana - alimentando un conflitto senza precedenti tra istituzioni e tra i poteri dello Stato e di conseguenza la sfiducia nei cittadini».

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La vicenda ha inizio nel 2016 quando 44 Comuni trevigiani, coordinati dall’Associazione Comuni della Marca Trevigiana, impugnano il provvedimento della Presidenza del Consiglio dei Ministri con i riparti del Fondo di Solidarietà 2015 che – ritengono i Comuni di Marca – li penalizza e, soprattutto, ha il difetto (che permise appunto l’impugnazione) di essere stato emanato in ritardo di 9 mesi rispetto al termine di legge. Inizia una battaglia legale che vedrà i Comuni trevigiani vittoriosi per ben due volte di fronte alla giustizia amministrativa: con sentenza del Tar del Lazio 2554 del febbraio 2017 e con sentenza del Consiglio di Stato n. 2201 dell’aprile 2018. Ma i soldi, da Roma, non arrivano. Perciò i 44 Comuni trevigiani decidono di chiedere il giudizio di ottemperanza ovvero un’ingiunzione di pagamento che obblighi lo Stato a rispettare la sentenza, pagando. Ed eccoci alla nuova puntata odierna: ancora, di fatto, un estenuante rinvio.

Ora la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero dell’Economia e Finanze (Mef) e il Ministero degli Interni, così ordina il Consiglio di Stato con l’atto odierno, dovranno depositare "una dettagliata relazione, con opportuna specificazione delle somme dovute per ciascuno dei Comuni ricorrenti, indicante le somme che ritengono dovute, i criteri utilizzati per la loro quantificazione nonché le ragioni delle differenze rispetto agli importi richiesti dagli stessi Comuni ricorrenti". Come dire: non volete restituire i 24 milioni di euro ma ritornarne solo 10? Almeno, motivate le vostre ragioni perché noi (Consiglio di Stato) non l’abbiamo proprio capito. «È evidente che lo Stato è in fallo e sta cercando di non creare un precedente giuridico che a cascata provochi una marea di ricorsi da parte degli enti locali - conclude Barazza -Purtroppo quando la dialettica tra istituzioni non riesce a trovare risposte sul piano politico, per far valere le ragioni dei nostri Comuni si è dovuti ricorrere alla magistratura, una scelta che, siamo fiduciosi, produrrà i risultati dovuti». La causa è patrocinata dall’avvocato Giacomo Quarneti.

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