Godega in lutto: oggi i funerali di Bepi Da Re, papà dei Bibanesi

Lunedì 10 febbraio alle 15.30, nella chiesa della frazione di Bibano, l'ultimo saluto al grande imprenditore trevigiano. Il ricordo di Zaia: «Se ne va un pezzo della nostra storia»

In foto Giuseppe Da Re

Lunedì 10 febbraio la frazione di Bibano si fermerà per l'ultimo saluto a Giuseppe Da Re, il patron dei Bibanesi. Alle 15.30, nella chiesa della frazione di Godega di Sant'Urbano, è atteso l'arrivo di centinaia di persone: dai semplici concittadini fino ai nomi illustri della politica e del mondo dell'imprenditoria. Morto a 76 anni, Bepi Da Re ha lasciato un segno indelebile grazie ai buonissimi prodotti con cui aveva risollevato le sorti della famiglia in primis, creando un prodotto diventato un vero e proprio simbolo a livello regionale e nazionale. Il paese blindato per l'ultimo addio. Il sindaco ha disposto misure straordinarie nella speranza di limitare il più possibile i disagi alla viabilità. I vigili di Bibano sono stati mobilitati.

Il ricordo di Luca Zaia

Il Governatore del Veneto ha voluto pubblicare sui social un commosso ricordo dell'imprenditore: «Foscolo, nei Sepolcri, dice che solo chi ha fatto cose grandi nella vita si garantisce l’immortalità. Bepi, perché per noi suoi concittadini era semplicemente l’amico Bepi, l’ha sicuramente conquistata, per l’impegno sociale, il successo imprenditoriale, il suo amore per l’arte e la cultura che lo facevano del tutto speciale.

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Il primo pensiero e il mio profondo cordoglio vanno alla moglie Adriana, ai figli Francesca, Nicola e Armando, a tutti i suoi familiari e amici. Bepi è stato un grande per tanti motivi, non solo per aver trasformato un piccolo panificio di famiglia in un’azienda conosciuta e apprezzata in Italia e nel mondo, ma per averlo fatto realizzando anche una straordinaria difesa identitaria del suo paese. In una fase storica in cui tutti cercavano di affermare i loro prodotti con i nomi più strani, spesso “americanizzandoli”, Bepi chiamò la sua creatura, i buonissimi Bibanesi, con il nome della gente del borgo omonimo. Perdipiù portando al successo un prodotto in un settore che sembrava già saturo, fino a riuscire a farlo inserire nell’Atlante dei Prodotti tipici. Con dolore e nostalgia saluto per l’ultima volta un pezzo di storia della mia terra e dell’imprenditoria nazionale, arricchito da straordinarie sensibilità per l’arte e per il sociale, da un’inarrestabile carica positiva, da un sorriso aperto e sincero che non dimenticheremo mai».

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