Gay Pride a Treviso: «Un evento da promuovere e tutelare»

Articolo Uno interviene sulla manifestazione organizzata in questi giorni in centro a Treviso criticando chi, nei giorni scorsi, aveva provato a schierarsi contro l'iniziativa

In foto: manifestazione lgbte (Immagine tratta da Facebook)

Q-pido Festival, l'evento dedicato all'amore omosessuale organizzato in questi giorni a Treviso, continua a far discutere. La federazione trevigiana del comitato Articolo Uno è intervenuta nelle scorse ore per commentare l'iniziativa arcobaleno, criticando duramente la posizione presa dal politico Toni Da Re schieratosi contro l'evento in città. Qui di seguito l'intervento completo del comitato:  

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«Il sindaco di Treviso, Mario Conte, ha annunciato di non porre veti ideologici alla manifestazione del Gay Pride. Notizia positiva, anche perché rientra nella normalità. La Lega non pare però molto contenta della scelta di normalità del sindaco, e l’aspirante parlamentare europeo Toni Da Re si dice poco convinto perché “non ci porta un solo voto”, come se il compito di un sindaco fosse quello di piegare le istituzioni e le norme agli interessi elettorali del proprio partito. La linea salviniana, evidentemente, che prevede di utilizzare il ruolo istituzionale per fare campagna elettorale a se stessi anziché per promuovere l’interesse generale e il rispetto dei diritti di tutti, viene invocata anche dai suoi seguaci. Altri aspiranti parlamentari europei, dal fronte dell’estrema destra, chiedono al sindaco di bloccare l’iniziativa “blasfema” e paventano supplizi ultraterreni per Conte: “Il silenzio è consenso e i tiepidi verranno vomitati dalla bocca del Signore. E’ l’Apocalisse, è la Bibbia”, rivendicando di aver contribuito alla vittoria elettorale del sindaco leghista, e confermando le preoccupazioni elettoralistiche di Da Re. A noi pare semplicemente - concludono i ragazzi di Articolo Uno - che una società democratica occidentale, di questo millennio, debba non solo consentire ma anche promuovere i processi di allargamento dei diritti e di riconoscimento delle differenze nel contesto della pacifica convivenza e del rispetto reciproco, ricordando sempre che per la nostra Repubblica “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”».

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