GiaveraFestival, l'edizione 2020 termina con un successo inaspettato

Ogni sera mille persone hanno animato il paese: «Vorremmo che nel 2021 Giavera diventasse non più la “piazza centrale” del Festival, ma la sua “stazione di partenza”»

Un'immagine dell'edizione 2020

«Abbiamo “agitato l’impossibile” e la gente lo ha apprezzato» dichiarano soddisfatti gli organizzatori del 25° GiaveraFestival: osservando il protocollo anti-Covid, si è rimasti ogni sera entro le 1.000 persone previste, con una presenza di pubblico più che lusinghiera per ciascun appuntamento. Di fatto, la situazione ha fatto anticipare alcune scelte che già si stavano prefigurando per le prossime edizioni: «Il cammino prosegue, e vorremmo che nel 2021 Giavera diventasse non più la “piazza centrale” del Festival, ma la sua “stazione di partenza”, così come lo è stata a suo tempo la Casa di accoglienza per immigrati». Il venerdì sera con Alessandro Bergonzoni e alcuni rappresentanti delle associazioni straniere organizzatrici si è lanciata la prospettiva di considerare le altre genti non più come “popoli da conquistare”, ma come “popoli con-cui stare”, valorizzando storie e risorse di ogni comunità. Il sabato, oltre agli apprezzati interventi musicali mediterranei dei Safar Mazi, a quelli irlandesi dei McNando e alla pizzica dei Sonabbash, vi sono state occasioni per riflettere con Duccio Facchini direttore di Altraeconomia sulla grande sfida globale dei cambiamenti climatici, che ha un’urgenza pari a quella di una “pandemia globale” e, con Aida Bodian e Nicola Grotto, sulle parole necessarie per dirci umani.

Domenica il dialogo tra Andrea Staid, antropologo, e Davide Girardi, sociologo, hanno provocato i presenti sul grande tema della coesione sociale, vera risorsa per superare le varie dimensioni della crisi in corso. Non è mancata una riflessione di tipo educativo sulla “scuola che vogliamo”, grazie all’intervento di esperti del Cemea. La serata ha avuto il suo culmine con una “conversazione su altripiani” tra Marco Paolini e Natalino Balasso, condotta da Chiara Pavan e aperta dal saluto del vescovo Michele Tomasi. Tra il serio e il faceto, sono emersi temi come la necessità di creare reti fisiche tra persone con competenze diverse, dove ciascuno sappia assumersi le proprie responsabilità, superando la tentazione della sterile lamentela. Reti che permettano di “resistere insieme” a ciò che ci rende meno umani. Le due mostre di Emanuele Confortin e di Fuad Aziz e la scelta di “far cucina” con prodotti di piccoli produttori locali hanno ulteriormente impreziosito le giornate, stimolando l’attenzione del palato e dello sguardo. Il rispetto delle norme anti-Covid non ha influito negativamente sul “clima” del Festival, anzi, hanno permesso una partecipazione ancor più serena e positiva da parte del pubblico.

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Il GiaveraFestival proseguirà con “Peninsulando”: dal 22 al 30 agosto una  “carovana” aperta a chi voglia partecipare giungerà fino in Sicilia, incontrando strada facendo piccole “realtà resistenti” caratterizzate da valori quali la solidarietà e l’attenzione all’altro. Molte di queste sono già state ospiti del festival negli scorsi anni. E’ un modo per “abbracciare” l’Italia provata da questi tempi di difficoltà. E infine, aprendo al prossimo anno, dal 12 al 19 settembre un gruppo si recherà a Zarzis, in Tunisia, il porto sul Mediterraneo dove i pescatori portano in salvo i migranti che naufragano sulle vicine coste libiche. Si sta organizzando con loro un’iniziativa che si terrà nel 2021: da Giavera fin sull'altra parte del Mediterraneo. Di fatto, già in tutti questi 25 anni abbiamo continuato a “DiSegnare AltriPiani”: e questo ci porta sempre più ad incontrare realtà del nostro territorio e oltre, per “PianiAltri” da costruire insieme. «Un particolare ringraziamento va all’Amministrazione comunale di Giavera che ci ha supportato in questa scelta, e a tutte le volontarie e i volontari, la vera “anima” del Festival, che hanno creduto alla possibilità di offrire a chi lo desiderava un’occasione di “comunanza spontanea”, di questi tempi ancor più preziosa».

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