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Lunedì, 22 Aprile 2024
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Giornata contro le aggressioni al personale sanitario: «Servono pene severe»

Domenica 12 marzo la ricorrenza in tutta Italia. A livello nazionale oltre 120mila aggressioni non denunciate. Il messaggio del presidente Zaia: «Prevenzione non basta, il camice è sacro»

Domenica 12 marzo, in tutta Italia, è la Giornata contro la violenza sugli operatori sanitari e socio-sanitari, istituita dalla legge 113 del 14 agosto 2020. Negli ultimi anni in Veneto gli episodi segnalati di violenza contro i sanitari sono stati oltre 3.000 annui; ma molti eventi sfuggono alle segnalazioni ufficiali. Secondo i dati dell'Inail oltre il 56% degli operatori ha dichiarato di aver subito una violenza da utenti esterni. Nell’85% dei casi gli aggressori erano maschi, mentre le vittime sono nel 71% delle aggressioni le donne. Secondo i dati nel 55% del totale la reazione violenta da parte dell’utente era insospettabile. Le aggressioni sono più comuni nell’ambito dell’emergenza urgenza, ma il fenomeno riguarda trasversalmente la maggior parte dei reparti dei 68 ospedali del Veneto, che generano oltre 80 mln di prestazioni annue.

L'allarme

A livello nazionale, una rilevazione effettuata da otto università, capofila Genova, sugli infermieri che hanno subito violenze fisiche o verbali mette in luce che rispetto ai circa 5mila casi denunciati in un anno ce ne sono 26 volte di più, circa 125mila non registrati. Ancora più grave è che per il 75% sono violenze che coinvolgono donne e che nel 40% circa dei casi si è trattato di violenze fisiche. Vere e proprie aggressioni che hanno lasciato il segno: il 33% delle vittime è caduto in situazioni di burnout e il 10,8% presenta danni permanenti a livello fisico o psicologico.

Il commento

«Questa giornata mi scatena pensieri e tante emozioni, alcune belle altre meno. Da un lato, mi rimanda al pieno della pandemia Covid quando chi, all’arrivo del virus in Veneto, chiamava i nostri sanitari angeli ed eroi. Titoli guadagnati sul campo, con un lavoro straordinario - le parole del presidente Zaia -. Ma il pensiero va anche alla fine della pandemia, dove diverse persone hanno avuto l'ardire di attaccare chi lavora per garantire la salute della collettività: medici, infermieri, operatori spesso sono stati attaccati, sia verbalmente che fisicamente, dimenticandosi il dramma che abbiamo vissuto. Dove la prima frontiera contro il virus è stata garantita dai camici bianchi: i quali hanno anche garantito molte altre prestazioni sanitarie, con sforzi che meritano grande riconoscenza. Se il Covid ha alimentato alcune tensioni c’è da dire che il problema delle aggressioni ai sanitari cova da tempo: la Regione è intervenuta con numerose iniziative ad hoc, affidate anche alle singole Aziende ospedaliere e Ulss. La Regione ha avviato nel 2022 i corsi per i formatori regionali che hanno iniziato a tenere i corsi nei reparti per prevenire le violenze. Sono state fatte tre edizioni. Continueremo con forza puntando alla prevenzione, alla formazione dei sanitari per scongiurare più violenze possibili, proseguendo nell’opera incessante di miglioramento degli spazi e degli edifici - prosegue Zaia -. Ma non basta: serve alzare una barriera normativa e giuridica, dove ogni aggressione a chi lavora nella sanità sia punita davvero con certezza e severità. È quello che chiedo da tempo: il camice bianco deve rappresentare con chiarezza una corazza invalicabile, alla quale il paziente deve approcciarsi con un rispetto che non fatico a definire sacro» conclude il Governatore del Veneto. 

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