Giornata dello studente: «Ci sentiamo ancora dimenticati dietro ad uno schermo!»

La Rete degli Studenti Medi del Veneto, nella giornata di mercoledì, ha organizzato un flashmob in tutte le province ritrovandosi con computer e libri a seguire le lezioni online

Una studentessa manifesta davanti a scuola

«La pandemia ci ha fatto rimanere a casa, a fare lezione dietro ad un monitor, da ormai quasi nove mesi, senza risposte e certezze sul futuro della scuola e degli studenti». Esordisce così la lettera che la Rete degli Studenti Medi e l’Unione degli Universitari hanno inviato martedì, in occasione della Giornata internazionale del diritto allo studio, al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte per focalizzare l’attenzione e la discussione in vista della legge di bilancio su istruzione, università e ricerca.

'«Come studenti ci sentiamo davvero dimenticati dietro ad uno schermo, sono nove mesi che proviamo a dire la nostra sul rientro e sulla didattica a distanza e sono nove mesi che veniamo ignorati dal governo e dalla regione - dichiara Tommaso Biancuzzi, coordinatore della Rete degli Studenti Medi del Veneto - Sapevamo che purtroppo saremo tornati a fare lezione da casa, ma dobbiamo poterlo fare con delle garanzie, delle tutele e delle basi solide per il nostro futuro. Chiediamo che almeno la scuola sia un punto fermo e che diventi la priorità e l'investimento dell'intero Paese».



Studentesse e studenti si sono mobilitatiti in tutto il Veneto per la giornata dello studente, dalle assemblee autoconvocate ai flashmob davanti alle scuole, il messaggio è chiaro: «Ci sentiamo ancora dimenticati dietro ad uno schermo!». Sono più di 800 i ragazzi che si sono collegati nelle assemblee nel vicentino, e più di dieci le scuole venete (a Treviso di fronte al Liceo A. Canova) davanti alle quali si sono trovati con computer e libri a seguire le lezioni online: chiedono progettualità sulla scuola e vogliono portare nei consigli di istituto la loro Carta dei Diritti per la Didattica a Distanza.

«Durante la didattica normale gli studenti potevano contare sullo Statuto delle studentesse e degli studenti, ora non c'è nessuna forma di garanzia e tutela per noi. Dal 1998 ad oggi, proprio con questa didattica digitale dovuta al semi-lockdown, le cose sono cambiate molto: serviva assolutamente adattare lo Statuto con le esigenze della DAD - conclude Martina Buffolo - Abbiamo una proposta molto concreta alla faccia di chi accusa i giovani di parlare e basta! Ci siamo presentati oggi attraverso queste azioni simboliche per ricordare che, sebbene dietro ad uno schermo, la scuola per noi deve andare avanti, ma non così! Ora è tempo di cambiare rotta ed investire con progettualità sull'istruzione pubblica: dobbiamo puntare diritti al futuro!».

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