Venerdì, 17 Settembre 2021
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Giornata mondiale del malato, il vescovo Tomasi celebra la messa a Madonna Granda

La ricorrenza assume oggi un significato ancor più forte quest’anno data la particolare situazione di pandemia che stiamo vivendo

Un momento della messa

Nella giornata di giovedì, occasione per la memoria liturgica della Beata Vergine di Lourdes, anche nella Marca si è celebrata la 29ª Giornata mondiale del malato, ricorrenza che assume un significato ancor più forte quest’anno data la particolare situazione di pandemia che stiamo vivendo. “Una società è tanto più umana quanto più sa prendersi cura dei suoi membri fragili e sofferenti, e sa farlo con efficienza animata da amore fraterno” scrive Papa Francesco nel Messaggio per la Giornata che è dedicato in particolare alla relazione di fiducia che è alla base della cura dei malati

Alle ore 15.30 a Treviso il vescovo Michele ha dunque presieduto, nel santuario di S. Maria Maggiore, la messa (tradotta anche nella Lingua italiana dei segni) per gli ammalati dell’intera diocesi e per quanti, in diverse forme, si prendono cura di loro, con la partecipazione dell’Unitalsi e di una rappresentanza degli operatori della salute e della dirigenza dell’Ulss di Treviso. Domenica 14 febbraio, poi, in ogni parrocchia, i cittadini sono invitati a pregare per tutti i malati e gli operatori della salute nelle sante messe attraverso il formulario della “Messa per gli infermi”.

A Maria il Vescovo ha dunque affidato i malati e quanti si prendono cura di loro, "samaritani discreti e forti, tenaci, sorridenti e fedeli", ricordando questo tempo di pandemia e il dolore di tutti, di tante persone, famiglie, comunità, le difficoltà economiche, la precarietà lavorativa, l'incertezza. «Ci siamo scoperti fragili, vulnerabili, mortali - sottolinea il Vescovo - bisognosi di relazioni che ci sono mancate. Ma nel dolore, in questo limite, c’è davvero il luogo della salvezza di tutti, anche di coloro che sono sani e forti, e che in tempi normali potevamo, forse, considerare immuni». 

«La fragilità, la vulnerabilità è riconosciuta di tutti, ed è potenzialmente di ciascuno di noi. Non puoi fare finta di niente, non riesci proprio. Dove ti giri, ecco notizie del Covid, dirette o indirette. E tutto ciò non riguarda soltanto gli individui direttamente colpiti e le persone accanto a loro, ma piuttosto la società nel suo complesso, nelle sue relazioni fondamentali, da tutti i punti di vista, nelle sue istituzioni e nelle sue strutture. Gli ospedali, certo. E le case di riposo. Ma anche le scuole, e i tribunali, e i mercati. Negozi e campi sportivi, chiese, oratori, le istituzioni della politica e dello Stato, alberghi e ristoranti, teatri, luoghi della cultura. Ovunque fatica, precarietà e incertezza, sacrifici piccoli e grandi» continua il Vescovo. 

"Ora siamo disposti a vedere che il nostro tempo e la nostra storia non sono garantite da nessun successo, da nessuna crescita automatica, da nessuna pretesa di benessere - ricorda mons. Tomasi - Il momento della prova, però, abitato assieme a Cristo, vissuto nell’amore, nel servizio, nella cura, nella solidarietà autentica, nel legame profondo di un popolo unito, nella responsabilità per il bene di tutti, diventa il luogo in cui si getta il seme della risurrezione, della ri-generazione, di una speranza che non cede e non delude» sottolinea il Vescovo.  

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