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Giornata della Terra, Donatella Rettore manifesta in piazza con gli ambientalisti

Sabato pomeriggio, 22 aprile, la mobilitazione di Lav Treviso davanti alla Torre Civica di Castelfranco Veneto. A Treviso un metro quadrato di suolo consumato ogni 7 minuti e 24 secondi

«Non c'è davvero più tempo da perdere. Il cambiamento più grande che tutti noi possiamo attuare è seguire un'alimentazione vegetale, meno impattante per noi, per gli animali e per l'ambiente». Queste le parole dei manifestanti scesi in piazza sabato pomeriggio, 22 aprile, a Castelfranco Veneto in occasione della Giornata Mondiale della Terra 2023. Il presidio organizzato davanti alla torre civica dalle ore 15 ha visto la presenza di Donatella Rettore al fianco dei volontari di Lav Treviso. Rettore si batte da tempo per i diritti degli animali e per il rispetto della Natura.

Il commento

«Il rapporto Ipcc parla chiaro - spiegano i manifestanti -: se la temperatura aumenterà di 1,5 gradi, le conseguenze saranno devastanti, e già le stiamo sperimentando. Erroneamente si pensa che i trasporti siano la fonte maggiore di inquinamento, quando invece già nel 2006 un rapporto della Fao indicava l'allevamento come responsabile del 18% dei gas serra, aumentato poi ad un 51% a seguito di una ricerca di Robert Goodland, esperto in gestione ambientale nell'agricoltura tropicale, e Jeff Anhang, envirnomental and social specialist. Tutti ormai sappiamo che per produrre un chilo di carne di manzo sono necessari circa 15mila litri d'acqua, una quantità insostenibile soprattutto a fronte della profonda crisi idrica che stiamo vivendo. Come emerge infatti dalla conferenza dell'ONU sull'acqua, in Africa Orientale 1 persona su 5, quindi 33,5 milioni di persone, non hanno quasi più acqua potabile e in Kenya il 95% delle fonti d’acqua in aree agricole e pastorali, come Turkana e Marsabit, si sono prosciugate. Ma per renderci conto della gravità della situazione, basta guardare i nostri laghi e i nostri fiumi sempre più impoveriti, ciò suggerisce che anche da noi presto si dovrà affrontare un'emergenza idrica senza precendenti nella storia. Come dice il segretario generale dell'Onu Guterres “l'umanità ha spezzato il ciclo dell'acqua, distrutto gli ecosistemi e contaminato le falde acquifere».

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A Treviso

Negli ultimi quattro anni, tra il 2018 e il 202, nel territorio del Comune di Treviso sono stati consumati 28,39 ettari di terreno agricolo o, comunque, non impermeabilizzato (dati Ispra). Questo significa che in città ogni 7 minuti e 24 secondi viene cementificato o asfaltato un metro quadrato di area verde. La città di Treviso, con il suo 39,79% di suolo consumato (2.210 ettari) è il quarto comune del Veneto per utilizzo di territorio rispetto al totale, superata solo da Padova, Spinea e Noventa Padovana e si colloca al 195° posto tra i 7.904 comuni italiani, davanti a centri urbani molto più importanti come Bologna, Genova, Roma, Palermo. Nel suo rapporto 2021 sul consumo di suolo l’Ispra ha effettuato una stima del valore economico dei servizi ecosistemici garantiti dal suolo verde, valore che viene distrutto dalla impermeabilizzazione del terreno. Il costo economico annuo per la perdita di questi servizi ecosistemici è stato calcolato tra gli 89mila e i 109mila euro per ogni ettaro di terreno libero che viene impermeabilizzato: in media, quindi, ogni ettaro di suolo consumato costa 100mila euro all’anno dal momento della sua impermeabilizzazione che equivale a 10 euro per ogni metro quadrato.

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Coalizione Civica Treviso spiega: «L'ulteriore consumo di suolo è favorito dalla legge regionale in materia che non inserisce nel computo del suolo “consumabile” in ogni comune quello destinato alla realizzazione di opere pubbliche, di fabbricati industriali, di edificazione di cui siano stati approvati (magari anni e anni fa) i piani di lottizzazione. A Monigo non sarà considerato consumo di suolo quello dovuto alla realizzazione del quarto lotto della tangenziale e a Sant’Antonino quello che sarà causato dal completamento del Terraglio Est nel territorio del Comune di Treviso. In questo quadro, noi pensiamo che l’amministrazione cittadina di Treviso debba porsi l’obiettivo del “consumo di suolo zero” per non aggravare ulteriormente la situazione del nostro territorio: non c’è “cemento responsabile” che tenga: la cementificazione e l’asfaltatura non devono più trovare spazio nella pianificazione urbanistica e nelle autorizzazioni edilizie del Comune. Il numero di fabbricati industriali dismessi e la quantità di edifici a uso abitativo abbandonati è tale da garantire la possibilità di rispondere alle esigenze “edilizie” con interventi di ristrutturazione, recupero e rigenerazione» concludono.

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