E' morto Giuseppe "Bepi" Catarin: «Eminenza grigia dei vini veneti»

Stimato enologo trevigiano, si era formato al Cerletti di Conegliano. Ex alpino, e storico dirigente del Dipartimento agricoltura del Veneto lascia la moglie Paola e due figli

Giusppe Catarin (Foto condivisa dall'assessore Giuseppe Pan, via Facebook)

«Con Bepi Catarin se ne va l’eminenza grigia della vite e del vino, il Veneto perde una  istituzione». Con queste parole il presidente del Veneto Luca Zaia ha ricordato l’amico e collaboratore Giuseppe Catarin, enologo, formatosi al Cerletti di Conegliano (lo stesso istituto frequentato da Zaia) e per quasi quarant’anni dirigente del Dipartimento agricoltura della Regione Veneto.

«Catarin – ricorda il Zaia – era un’autorità riconosciuta e indiscussa a livello nazionale e internazionale, un appassionato del comparto della vitivinicoltura che anche per merito suo, ha avuto un ruolo fondamentale nella crescita dei territori della regione. Non posso dimenticare – continua il Governatore - le tante battaglie e i progetti portati avanti da Catarin, per conto della Regione: dalla creazione della Doc del Prosecco a tante altre partite, da quella dell’Amarone alla nuova etichetta del Pinot grigio delle Venezie. Bepi Catarin era il vino veneto – lo saluta Zaia -  Se ne va una persona per bene, un grande professionista. Lascia un vuoto che sarà incolmabile nel mondo della vitivinicoltura veneta. Le mie condoglianze alla moglie, ing. Paola Fabbricatore, ai figli, a tutte le persone che gli hanno voluto bene».

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Al cordoglio per la scomparsa di Giuseppe Catarin si è unito anche l'assessore all'Agricoltura del Veneto, Giuseppe Pan che, via Facebook, ha ricordato l'amico "Bepi" con queste parole: «Personalmente ho perso un amico, un compagno alpino, un appassionato e competente funzionario, innamorato del suo lavoro e ‘colonna’ dello staff tecnico del Dipartimento Agricoltura della Regione. Mi stringo alla moglie Paola e ai due figli in questo momento di grande dolore. Bepi Catarin, oltre al dono della grande competenza, aveva quello dei rapporti umani, fatto di capacità di ascolto e di mediazione, di battute sempre pronte e solari, di una vitalità gioviale che ha profuso nella vita, nel lavoro e nella sua ricchissima rete di relazioni amicali e professionali. Lascia un vuoto incolmabile in tutti noi. Lo salutiamo con la mano sul cappello, da vecchi alpini, con profonda riconoscenza per il suo lascito così prezioso per i nostri viticoltori e così profondamente legato alla terra veneta».

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