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Attualità Mogliano Veneto

Stop alla guerra in Siria: gli studenti moglianesi manifestano in piazza

Martedì 8 maggio si è svolta una toccante manifestazione organizzata dagli studenti della scuola media Hack preceduti, nella giornata di venerdì, alle scuole di Marocco e Campocroce

MOGLIANO VENETO Le scarpette sul selciato a ricordare i tanti bimbi vittime della guerra che sta dilaniando la Siria, magliette e jeans neri per dimostrare il proprio sentimento nei confronti di questo nuovo genocidio. Così ragazze e ragazzi della media Hack hanno manifestato per chiedere che chi può metta fine a questa atrocità.

L’Unicef ha stimato che solamente nei primi due mesi del 2018, inizio dell’ottavo anno della guerra siriana, risultano uccisi o gravemente feriti circa mille bambini e ragazzi, a causa dell'escalation di violenze soprattutto nelle aree poste sotto assedio, come la Ghouta orientale. Per non rimanere indifferenti di fronte a questo orrore, le scuole moglianesi hanno aderito all’iniziativa "Scuole in piazza per la pace in Siria", proclamata per il 4 maggio in tutta Italia da una rete di dirigenti scolastici. Venerdì erano state le scuole di Marocco e Campocroce a organizzare la propria manifestazione, mentre per motivi meteo quella della media Hack si è svolta martedì 8 maggio. Gli studenti hanno attraversato parte della città in corteo, raggiungendo Piazza Caduti dove sono stati accolti dal Sindaco e dall’Assessore alle politiche educative e dove hanno letto testimonianze e indossato dei fiori di carta. Infine hanno affidato i propri pensieri a bigliettini lasciati appesi agli alberi come messaggi a tutta la comunità che hanno voluto sensibilizzare.

Ragazze e ragazzi delle medie moglianesi hanno dimostrato una grande sensibilità nei confronti di un dramma che coinvolge così tanti minori, ma sul quale c’è silenzio e a volte anche strumentalizzazione. E’ stato positivo abbattere il muro dell’indifferenza e per questo li ringrazio assieme ai docenti, a nome della città”, ha commentato il sindaco Carola Arena. Si è trattato di una manifestazione libera e spontanea, realizzata al termine di un percorso didattico di approfondimento sulla situazione siriana, con la quale ragazze e ragazzi hanno espresso il loro disappunto per quanto sta avvenendo sotto gli occhi del mondo piuttosto indifferente. “E’ stato un momento toccante ed emozionante, e di una importanza civica assoluta. Gli studenti della nostra città hanno aperto gli occhi su un conflitto che in sette anni ha fatto oltre 350 mila morti, un terzo civili, tantissimi bambini, cui viene negato ogni diritto ad una vita serena nella prospettiva di pace, creando un flusso ininterrotto di profughi e tanta sofferenza. Inoltre hanno voluto usare spazi pubblici per manifestare le proprie idee, quasi a voler rivendicare anche per i loro coetanei siriani il diritto di vivere in vie e piazze senza le macerie della guerra”, commenta Daniele Ceschin, assessore alle politiche educative. Eppure, citando l’Unicef, in sette anni di conflitto, oltre 1,5 milioni di civili siriani hanno riportato invalidità permanenti e ben 86.000 persone sono rimaste mutilate di gambe o braccia, 5,3 milioni di bambini hanno urgente bisogno di assistenza umanitaria e 170.000 minorenni vivono in zone attualmente sotto assedio. Nella zona della Ghouta orientale, il 12% dei bambini sotto i 5 anni soffre di malnutrizione acuta: il tasso più alto mai registrato dall'inizio della guerra, 2,8 milioni sono i bambini sfollati all'interno dei confini siriani, e altri 2,6 milioni quelli rifugiati nei paesi vicini, di cui quasi 10.000 all'estero senza familiari al seguito.

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